Nota di lettura di Enea Roversi su Lucianna Argentino

«Avevamo cani randagi da sfamare, marciapiedi come campi di battaglia per le cerbottane e le partite a calcio, lampioni da scalare sfidandoci a chi arrivava più in alto. Cancelli da scavalcare per quegli altrove proibiti che tenevamo in cuore.»: inizia così Corpo di fondo, l’ultima raccolta poetica di Lucianna Argentino, uscita nel 2024 per l’editore peQuod e che segue la lunga serie di titoli della produzione poetica di Argentino, iniziata nel lontano 1991 con Gli argini del tempo (ed. Totem).
Fin dall’inizio siamo quindi proiettati dentro un album dei ricordi: la voce narrante ci racconta di una bambina, dei suoi giochi, del quartiere/mondo nel quale cresceva e della sua famiglia. È proprio osservando il padre con la penna in mano che la bambina scopre la scrittura: «Cominciava così ad imparare che la realtà si può riscrivere, che sul bianco della pagina poteva progettare se stessa e nuovi mondi. Offrire un rifugio al tempo.».
Quando si è bambini si fanno sempre scoperte nuove e ci si trova a conoscere senza volerlo il lato tragico della vita: «Crepacuore. Fu questa la prima parola nuova del suo vocabolario di bambina. Crepacuore.». La morte non fa sconti a nessuno, si sa: la scomparsa tragica di un’amichetta e poi quella della nonna sono le prime ferite nell’animo della bambina.
Gli anni passano, l’infanzia finisce e ora al centro del racconto c’è una giovane donna: attorno a lei e al microcosmo nel quale vive c’è lo scenario inquietante dell’Italia alle prese con il terrorismo e lo stragismo. Con la scoperta del sesso e dell’amore termina la prima parte del libro e, dopo il distico «la vita poi / (ovvero del passaggio dal passato al presente irregolare)» si passa alla seconda parte della raccolta e cambia il tempo verbale della narrazione: da qui in avanti l’autrice usa il presente.
È un presente fatto di dubbi, di domande, di bilanci da far quadrare, in cui la scrittura è sempre presente, pronta a manifestarsi: «Vive a ridosso di una gioia che tuttavia non le è più prossima e si chiede chi verserà olio e vino sulle ferite di quell’assenza, con quale poesia ne descriverà il volto.».
Il corpo di fondo che dà il titolo al libro di Argentino appartiene alla terminologia chimica e
si riferisce a una sostanza solida che non si scioglie in un solvente e si deposita sul fondo di un recipiente. Lo troviamo a pagina 37 della raccolta: «Il corpo di fondo della memoria – materia dei ricordi. Limatura del corpo e del pensiero.».
La forma poetica che Argentino ha scelto per questa sua ultima opera è quella della poesia in forma di prosa, o della prosa breve, se si preferisce: una zona di confine tra due scritture che ultimamente troviamo spesso nel panorama poetico italiano.
In Corpo di fondo Argentino affronta il tema della memoria, dello scorrere del tempo e non meraviglia affatto che la parola tempo sia presente trenta volte all’interno del libro. L’autrice scava nel ricordo del passato, lo confronta con il presente, che affronta a viso aperto, con consapevolezza: lo fa con uno stile personale, usando un vocabolario ricco, che fa uso anche di termini scientifici.
Colpisce infine, nella sua scrittura, il ruolo niente affatto secondario che ha, a margine di tutti gli eventi raccontati, il silenzio. Emblematici a questo proposito sono i seguenti versi: «Avrebbe voluto un silenzio equivalente alle parole quando la gioia sfumava in malinconia – a volte, invece, le arrivavano parole equivalenti al silenzio.».
(Enea Roversi)

La bambina guardava il padre che, con un righello e una
matita, tracciava righe sui fogli bianchi del diario con la
copertina di pannolenci rosso e un piccolo lucchetto dorato,
così che la punta della penna vi si poggiasse e le sue parole
non sbandassero, abbagliate, su quel bianco che, allora, le
era terra straniera, ma proseguissero sicure il loro viaggio.
Cominciava così ad imparare che la realtà si può riscrivere,
che sul bianco della pagina poteva progettare se stessa e
nuovi mondi. Offrire un rifugio al tempo.

§

In ciò che del giorno si consuma cerca il senso di quanto
indisciolto permane. Il corpo di fondo della memoria – materia
dei ricordi. Limatura del corpo e del pensiero. L’attimo che
non scorre, ma va nel profondo. Un punto spazialmente e
temporalmente inesteso dove tutto accade nel farsi parola di
quanto ci attraversa. La perpendicolare della bellezza.

§

Sta dalla parte di quelli che usano le parole per cercarsi
nel buio che rosicchia la luce e ai quali accade, a volte, un
di più di vita o una sottrazione perché essi vivono nello
squilibrio – scomposti senza baricentro – obliqui equilibristi
dell’invisibile. Senza consenso.

(Lucianna Argentino, da Corpo di fondo, peQuod, 2024)

Lucianna Argentino è nata a Roma. Collabora con la rivista online “L’Indiependente”. Ha pubblicato i seguenti libri di poesia: Gli argini del tempo (ed. Totem, 1991), Biografia a margine (Fermenti Editrice, 1994) Mutamento ((Fermenti Editrice,1999), Verso Penuel (Edizioni dell’Oleandro, 2003), Diario inverso (Manni editori, 2006), L’ospite indocile (Passigli, 2012), Le stanze inquiete (Edizioni La Vita Felice, 2016), Il volo dell’allodola (Edizione Segno, 2019), In canto a te (Samuele Editore, 2019), La parola in ascolto (Manni editori, 2021), La vita in dissolvenza (Samuele Editore, 2022), Corpo di fondo (peQuod, 2024). Dal 2014 collabora con le Acquelibere Ensemble allo spettacolo di musica e poesia Almanacco indocile.

Lucianna Argentino

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