
La selezione di testi presentata da Valentina Furlotti è tratta da Fosforescenze, il suo primo libro di poesie, pubblicato da Interno Libri nel 2023 e risultato, tra l’altro, vincitore del Premio Camaiore Proposta Vittorio Grotti. Per la giovane poeta, nata nella prima metà degli anni Novanta, si tratta di un esordio straordinariamente maturo e riuscito.
I versi si caratterizzano per un rovesciamento del topos della luce, in poesia generalmente associato alla speranza, la gioia, l’amore, la rinascita, che qui corre come un fil rouge di terrore lungo il secolo scorso a partire dalla scoperta del radio, a opera dei coniugi Pierre e Marie Curie.
Alla fine dell’Ottocento i due scienziati riuscirono a isolare questo elemento chimico estremamente raro dalla lavorazione della pechblenda, denominazione tedesca del minerale uraninite (diossido di uranio), da cui prende il titolo la prima poesia presentata da Valentina. Il radio è alla base di terapie per combattere i tumori e consente di produrre energia per intere città attraverso le centrali nucleari ma quella su cui Valentina Furlotti si sofferma è piuttosto la potenza distruttrice di un elemento che costò la vita alla sua stessa scopritrice, colpita da una grave forma di anemia aplastica a causa della lunga esposizione alle radiazioni. In questi versi la violenza della radioattività già si profila nelle “dita indurite dal radio” dei coniugi Curie, in contrasto con il lieve scivolare della scienziata tra gli strumenti di laboratorio, in quella che viene definita “l’estasi della scoperta”.
I componimenti somigliano a trafiletti di cronaca, ma con tutta la suggestione della lingua poetica, passando da versi scorrevoli, che fluiscono gli uni negli altri grazie soprattutto agli enjambement, a una versificazione frammentata.
Con un taglio documentaristico e una capacità di sintesi fulminante, Valentina combina precisione storica e scientifica con una grazia visionaria. Come in una fantasmagoria, le radiazioni attraversano tutti i componimenti, terribili e affascinanti nella loro luminosa danza ammaliatrice e devastatrice di corpi. Sinuose avvolgono le vittime e penetrano al loro interno.
Tra queste, le radium girls, le operaie che negli anni Venti del secolo scorso ingerirono quantità mortali di radio leccando le punte dei pennelli intrise nella vernice radioluminescente utilizzata per dipingere le lancette in una fabbrica di orologi del New Jersey; il fisico Louis Slotin, ucciso dalle radiazioni liberate dal cosiddetto “nucleo del demonio” nei laboratori di Los Alamos; il golfista e imprenditore Eben Byers, che per guarire una frattura scomposta a un braccio assunse dosi crescenti di Radithor per tre anni fino a morirne dopo aver quasi completamente perso la mandibola e aver sviluppato formazioni tumorali; e infine Leide das Neves Ferreira, la bambina di 6 anni, che morì per aver ingerito granelli di cesio-137 lasciati cadere accidentalmente dal padre sul pavimento di casa, a seguito del furto di un vecchio apparecchio usato in radioterapia, poi passato per diverse mani.
Il fascino terribile della radioattività prende corpo nell’insistito contrasto tra un lessico afferente al campo semantico della luce e termini riconducibili all’anatomia ammalata: le dita indurite si contrappongono ai bagliori blu; i denti che cadono, le ossa a nido d’ape, le emorragie al brillare al buio nella sala da ballo; la fronte di crateri, la voragine al posto del mento, la mascella persa alla luce che sceglie una persona come casa, i glitter azzurri, le polveri luccicanti alla bocca impastata di cesio-centotrentasette. Fino a raggiungere una compiuta sintesi nella danza degli scheletri luminescenti delle radium girls.
In queste composizioni, che non lasciano mai trapelare una partecipazione emotiva ai fatti descritti restituendoli nella loro nudità, ma che proprio per questo sono efficaci nel suscitarla, trovano posto in virgolettato le voci protagoniste dei vari accadimenti, inserendosi perfettamente nel ritmo della versificazione. A parlare sono le vittime e i carnefici, che insinuano nei brevi racconti una vena ironica, anzi beffarda. Innocenti o meno, in fondo tutte queste persone sono rimaste raggirate dalla beffa del radio, come si evidenzia con magistrale ironia nella poesia Méthode scientifique de beauté.
(Francesca Del Moro)
Radium Girls
Brillavano al buio, nella sala
da ballo, le ragazze del radio
operaie ad Orange, New Jersey:
tutto il giorno a dipingere lancette
con la vernice radioattiva Undark
a leccare pennelli per fare
la punta sottile. «Dosi innocue»
dicevano scienziati, dirigenti
vestendo abiti di piombo, pinze
d’avorio, «al massimo avrete
le guance rosa». Cinque anni dopo
i primi malesseri: denti che cadono
ossa a nido d’ape, emorragie.
Brillano al buio, le ragazze del radio
verdi scheletri luminescenti.
§
Méthode Scientifique de Beauté
Tesoro per Natale comprami
la cipria radioattiva, se puoi anche
la crema, i sali da bagno di Alfred
Curie, per te prendi la tavoletta
da applicare allo scroto, faremo più figli
più torte di mele, a tua madre
un biglietto per la spa, quella
con i gas, alla piccola la bambola
dagli occhi fosforescenti, un cuscino
al torio su cui possa addormentarsi.
(Valentina Furlotti, da Fosforescenze, Interno Libri, 2023)
Valentina Furlotti è nata a Parma nel novembre del 1993. È laureata in Filosofia e si è specializzata come docente di sostegno. Insegna in un istituto agrario. Fosforescenze (Interno Libri, 2023), la sua prima raccolta poetica, ha vinto la XXXVI edizione del Premio Camaiore Proposta Vittorio Grotti ed è risultata finalista al Premio Prato. Suoi testi compaiono su vari quotidiani, lit-blog e antologie, tra cui il nono Almanacco dei poeti e della poesia contemporanea (Raffaelli, 2022), L’anello critico 2023 (Capire Edizioni, 2024), Secolo donna (Macabor, 2024) e Orme di luce. Ricognizione della giovane poesia italiana (Macabor, 2025). È caporedattrice di Atelier e condirettrice artistica di Vianino in poesia. Collabora con Interno Poesia Blog.

