Nota di lettura di Francesca Del Moro su Francesco Ficorella

Francesco Ficorella propone alcuni testi inediti in continuità con il suo esordio letterario, la silloge A ridosso delle cose, edita da Gattomerlino nel 2023. Come rimarcato da Marco Palladini sulla rivista L’age d’or, il titolo del libro è perfetto per definire la poesia di Francesco, che rimane aderente ai piccoli fatti della quotidianità, al vissuto proprio e di altre persone, spesso marginali (“gli ultimi” sono citati ben due volte in questa selezione di poesie).
Un linguaggio semplice, quello di Francesco, per rappresentare accadimenti semplici, nella consapevolezza che sono questi a custodire il senso della vita, in termini non tanto di significato quanto di sensazione, pienezza della percezione, qualcosa che la poesia ha da sempre la vocazione di catturare. Si tratta, per citare una luminosa definizione di Giancarlo Sissa, di restituire “quel poco di vita che ci ha attraversati”.
E Francesco ce la rende con uno sguardo che, appunto, rimane vicino alle cose, mostrate sempre senza giudizi, senza incendi emotivi, ma con profonda partecipazione.
Il poeta non rinuncia a dire “io”, non intende scomparire dietro ciò che racconta, ma ricorda che sua è la percezione delle scene riportate, suo il punto di vista, sua l’empatia.
Così, nella prima poesia, Relé, mostra sé stesso nell’atto di guardare le macchine passare affacciato alla propria finestra, mettendo in relazione il tran tran quotidiano di una piccola realtà di provincia con l’equilibrio dell’universo, di cui ognuno costituisce una parte infinitesima che tuttavia contribuisce al “migliore dei mondi”, concetto leibniziano a cui rimanda per assonanza “il migliore dei modi” che comprare verso la metà del componimento. Dal macrocosmo del distico di apertura si passa a un microcosmo in cui tutto funziona, dalle caldaie al relé che governa l’alternanza di luce e buio nella scala condominiale, dove con un pizzico di ironia le persone vengono colte nella ripetizione dei propri gesti e percorsi stile Truman Show, contribuendo a mantenere salda la muraglia che forse, come nel film di Peter Weir, li separa dalla vera vita.
C’è silenzio / e il ritmo d’un polmone, se guardi dai cristalli /quella gente che marcia al suo lavoro
/ diritta interessata necessaria: c’è più di una consonanza tra la prima poesia presentata da Francesco e questi versi de La ragazza Carla di Elio Pagliarani e quello del lavoro è del resto uno dei principali temi del libro. 
A vertere su questo argomento sono due dei componimenti proposti, in cui si individuano vari rimandi letterari: i chiodi che danno il titolo all’ultima poesia (nonché a un’altra contenuta nel libro d’esordio) richiamano la fabbrica norvegese dove lavorava e di cui scriveva Luigi Di Ruscio, ma anche il titolo del libro di poesie di Agota Kristof, di cui qui è evocata anche la prosa di Hier, riadattata per il cinema da Silvio Soldini con il titolo Brucio nel vento, protagonista un operaio che come Ficorella e Di Ruscio si divide tra la catena di montaggio e la creazione letteraria.
Work, invece, titolo della seconda poesia, ricorda la grande opera autobiografica di Vitaliano Trevisan mentre i trucioli che compaiono nei versi ci riportano alla poesia di Camillo Sbarbaro e al libro di Matteo Rusconi, una delle voci più interessanti del panorama poetico contemporaneo per quanto riguarda il tema del lavoro.
Lo sguardo affettuoso di Francesco Ficorella, a ridosso non soltanto delle cose ma anche delle persone, di cui si colgono i gesti, gli atteggiamenti, la fisionomia, si accennano gli stati d’animo, ci rimanda inoltre alle poesie operaie in dialetto veneto di Fabio Franzin, ma anche alle opere di Christian Tito, che con Francesco condivide l’attenzione per gli emarginati e una scrittura empatica e delicata, per quanto, forse anche a causa della più giovane età, in Tito si ritrovi un più acceso slancio in direzione di un cambiamento, di una possibile lotta. Uno slancio che nella poesia Chiodi Francesco sembra relegare, non senza una certa nostalgia, ai tempi in cui da ragazzo accarezzava l’idea di fare dei propri compagni di lavoro compagni di lotta, sotto la guida di grandi pensatori come Marx e Althusser, per terminare con una nota di disillusione, la preferenza per la compagnia degli animali, le cui impronte sono definite inutili, ma forse proprio per questo non violente e deturpanti come i segni lasciati dagli uomini.
(Francesca Del Moro)

Relé

Nulla sembra cambiato
Nel l’equilibrio complessivo dell’universo.
Affacciato alla finestra
colpita frontalmente dal sole di gennaio
vedo macchine incrociarsi. 
Qualche passante e il solito cane
coda tagliata e passo regolare. 
Tutto procede nel migliore dei modi. 
Le caldaie ronzano nei palazzi. 
Scatta il relé sulla scala condominiale. 
Un bel po’ di gente ha cose importanti da fare.
Nulla si ferma. 
Ogni bullone è ben stretto. 
Salda rimane la muraglia. 
In ugual misura vedo
qualcuno sorridere
qualcun altro no.

§

Work

Nella scala gerarchica operaia
erano gli ultimi. 
Li vedevo piegati gli occhi a terra
a raccogliere i trucioli d’acciaio.
Erano la coda della carovana. 
Chi mise insieme i due non so. 
Il mingherlino e il corpulento. 
Gli Stanlio e Ollio ritornati
con salopette azzurre e il logo dell’azienda.
Il magrolino più agile piegato
le dita a rastrellare il prato. 
Del corpulento a volte, sì, ho ammirato
la maestria faticosa delle mani
a catturare quelle ferme prede
davvero luccicanti in pieno sole. 

(Francesco Ficorella, testi inediti)

Francesco Ficorella, classe 1959, arriva solo nel giugno 2024 alla pubblicazione, gattomerlino@superstripes, di una sua raccolta, A ridosso delle cose.
Vale a dire fa a 64 anni ciò che altri fanno a 30. Rinato alla scrittura nel novembre 2023.
Pur avendo da sempre praticato la poesia fin dagli anni 80 si può dire di lui trattarsi di un esordiente.
Vive a Bellegra, provincia di Roma. Un luogo spento socialmente e culturalmente. Lavora in una scuola con mansioni di bassissimo livello. Ama il suo cane e tutti gli animali. Non crede ai concetti di popolo, genti ecc., ma crede nei singoli individui, alle loro specifiche peculiarità. Anarchico non antropocentrico. Parla spesso agli alberi. Ultimamente, date le piogge, anche ai lombrichi.

Francesco Ficorella