
A dodici anni di distanza dalla loro pubblicazione I Resistenti, che uscì nel 2012 per la casa editrice d’If, Luca Ariano e Carmine De Falco ritornano con un nuovo libro scritto a quattro mani e intitolato I Naufraganti, uscito all’inizio del 2025 per Industria & Letteratura nella collana Extra Moenia diretta da Filippo Davoli e Gabriel Del Sarto.
Scrivono i due autori nella loro breve nota introduttiva: «Una decade è un lasso di tempo insignificante nella storia umana. Allo stesso tempo è una fetta importante della vita dei singoli. E nell’epoca in cui viviamo, si costella di cambiamenti prima inimmaginabili.».
Se il precedente I Resistenti fotografava una società che faceva un bilancio di un ventennio influenzato dal berlusconismo, ne I Naufraganti quella stessa società è ancora alle prese con vizi cronici e irrisolti e con problematiche vecchie e nuove da affrontare.
In questa decade allungata abbiamo vissuto una pandemia, che ha lasciato segni indelebili sugli esseri umani, abbiamo visto emergere sempre più prepotentemente la questione del cambiamento climatico, siamo stati risucchiati senza neppure accorgercene nell’escalation dell’innovazione tecnologica e infine abbiamo assistito e tuttora assistiamo inerti e inermi a guerre che non sono poi tanto lontane da noi.
I cambiamenti, di cui parlano Ariano e De Falco, riguardano l’intera collettività e allo stesso tempo il singolo individuo e viene da chiedersi: chi erano i resistenti e chi sono i naufraganti? Tra resistenza e naufragio ci sono appigli ai quali aggrapparsi o c’è soltanto il tempo dell’attesa di una inevitabile fine? Credo che i resistenti non siano spariti e non si siano neppure arresi: forse si guardano allo specchio e vedono riflessi i volti dei naufraganti ed è qui che occorre trovare lo spazio giusto per muoversi, per rompere quello specchio, per evitare il naufragio con il suo drammatico incombere.
Cito alcuni versi da I Naufraganti: «Ogni anno è epocale / attenendosi alle cronache / dei cambiamenti stravolgenti. / Velocità dei procedimenti / che il progresso non arresta.» ecco quindi la velocità dei cambiamenti, il progresso che corre inarrestabile, verso chissà dove. Alla fine ci sovrasta un insieme di contenuti aridi: «ridotto tutto / a sequenza di zeri e di uno» per dirla usando le parole di Ariano e De Falco. Le giornate sono scandite da on e off, tra il rimanere collegati e l’essere scollegati: «Di acceso e di spento, / di luce e di buio. Questa luce e buio che batte la mente / e resta poco a noi. Ignoranti annoiati.» scrivono i poeti ed è proprio la dicotomia tra luce e buio, tra acceso e spento, che ci accompagna quotidianamente.
Gli uomini appaiono infinitesimali rispetto agli avvenimenti che li sovrastano, quasi rassegnati, tanto che i due poeti si chiedono: «si sono abituati alla catastrofe?».
Poemetto civile che rivolge il proprio sguardo ad autori quali Pasolini e Fortini, I Naufraganti contiene anche brani di prosa: i vari avvenimenti raccontati nel libro, che spaziano in un arco temporale vasto, sono descritti con uno stile asciutto, ma non in maniera cronachistica.
I due poeti descrivono i nostri anni con essenziale realismo, a volte in maniera spietata, ma non c’è affatto nichilismo nei loro versi, semmai la ricerca di una nuova coscienza: sotto la scorza delle parole di Ariano e De Falco si può intravedere la speranza, o per lo meno la voglia di cambiamento, per un mondo che non debba, mai, abituarsi alla catastrofe.
(Enea Roversi)
Partito con ancora il gelo sulla pelle
– ultima coda d’inverno,
sei sceso a ritrovare tracce… luoghi.
Nessuno ti dirà cosa furono
prima di creare scarpe: contadini?
Allevatori di bufale?
Magari viticoltori d’Aspirinio
o persi nel malaffare
come una scommessa al lotto.
«Qui si riparano ricordi»
L’insegna nel cortile di quel palazzo
– visse un filosofo antifascista? –
ma non ripescheranno la sua immagine:
il mare mai più visto dalla collina.
Avrai un altro amico da vedere,
non lo ritroverai in un automa,
memoria affievolita nel profumo
di sfoglia sulle scale:
per lei accenderai quel cero,
antico gesto nella preghiera di un teschio,
un bacio da dare come l’ultimo
di quei ragazzi sotto un cielo di missili.
§
Il paesaggio di vecchi scalo merci
e ciminiere in disuso immobile
da decenni ti osserva in partenze.
Lì prima o poi dovrai fare i conti
coi tuoi defunti e smetterla
di vedere i loro spettri spuntare
da vicoli, magari non lontano
da angiporti e chiese murate.
Quando la rivedrai?
L’Autunno porta malanni
vecchi nelle mutazioni,
in uomini frettolosi di dimenticare,
in corsa verso l’estinzione.
Non pregheranno più tra candele
e il gasometro sparisce a Gianturco
nello stesso sguardo dei suoi occhi
tra magone e ansia di un futuro breve.
(Luca Ariano e Carmine de Falco, da I Naufraganti, Industria & Letteratura, 2025)
Luca Ariano (Mortara – PV 1979) vive a Parma. Di poesia ha pubblicato: Bagliori crepuscolari nel buio (Cardano 1999), Bitume d’intorno (Edizioni del Bradipo 2005), Contratto a termine (Farepoesia, 2010, Qudu, 2018) Nel 2012 per le Edizioni d’If è uscito il poemetto I Resistenti, scritto con Carmine De Falco. Nel 2015 per Dot.com.Press-Le Voci della Luna ha dato alle stampe Ero altrove, finalista al Premio Gozzano 2015. Nel 2021 per Il Leggio Editore nella collana di Gabriela Fantato ha pubblicato La memoria dei senza nome con una prefazione di Alberto Bertoni e un’intervista di Luigi Cannillo.
Carmine De Falco, esperto di comunicazione digitale, lavora come webmaster. Tra gli altri ha pubblicato, Linkami l’immagine (Fara 2006), Italian Day (Kolibris 2009), I Resistenti, scritta a quattro mani con Luca Ariano (edizioni d’If 2012) e Meduse di Dohrn (Bertoni Editore 2020).


