Rispetto ai grandi temi del tempo, dell’amore e della morte, scrive il filosofo Jankélévitch una sua filosofia dell’istante, come cesura radicale di portata rivoluzionaria. Il tempo come istante è occasione di creazione conoscitiva, morale, e artistica. La morte è nel suo pensiero qualcosa che esclude ogni forma di pensabilità e comprensibilità, e al contempo è presupposto necessario alla vita stessa (“La morte è un vuoto che si spalanca all’improvviso nella pienezza della continuità. La morte è per eccellenza l’ordine straordinario”).
Esperienza di morte e vita, assieme alla dolcezza sonora del dialetto sloveno delle Valli del Natisone, tradotto dall’autrice in italiano, costituiscono l’ossatura e la materia pulsante di questa ultima silloge di Andreina Trusgnach, dal nome fortemente connotativo, Hospice.
I tre testi poetici proposti, sei nella traduzione italiana, si caratterizzano per il punto di vista sulla vita e sulla morte che appare quello dell’osservazione partecipante, e costituiscono una sorta di racconto per immagini, una narrazione per dettagli, preziosa e delicata, di uno dei momenti più difficili e finali dell’esistenza: la condizione di anzianità attraverso la vita in un reparto di RSA.
In poesia questo tema non è sconosciuto, è stato affrontato da poete come Franca Grisoni e Roberta Dapunt che, attraverso l’osservazione di parenti e congiunte (come la suocera per Dapunt), riescono testardamente a stabilire un dialogo oltre le parole.
Nelle poesie di Trusgnach i gesti delicati (portare fiori freschi e qualcosa di buono all’anziana madre, cambiare l’acqua nel vaso, mettere un nastro rosso) sembrano forzare il poco tempo rimasto alle degenti, portarlo più in là. E’ infatti il tempo il protagonista di queste storie in versi, e l’occasione (il gesto di trattenere la mano dell’infermiera per non restare sole), persino il suono di un ricordo rimasto a impigliarsi fra i rami, ne sono le propaggini, assieme al desiderio delle degenti di chiamare la vita a sé per continuare ad essere.
Se la vista è l’organo privilegiato dell’osservazione, prendono forma le figure tratteggiate con pochi tratti, quasi pennellate, che delineano e definiscono il racconto attraverso un dettaglio, una parola, un colore, aprendo al lettore e alla lettrice più ampi scenari di visione e di senso.
È proprio della poesia disegnare in poche parole l’essenzialità di atmosfere e sentimenti, e questo avviene, nelle poesie di Trusgnach, che già negli anni ci ha abituati alla naturalezza con cui sa tratteggiare l’umano e la natura.
Poesie dunque che dicono la soglia, non per segnare un limite, ma per aprire porte oltre le quali siamo ancora in grado, anche nei momenti estremi della vita, di portare un sogno e una speranza.
(Loredana Magazzeni)
Ardeci flok
On pride vsak dan
s kako dobruoto an rože nove
ona nimar buj ničasta
odpre oči
an mu šenka an rahu nasmjeh
od nje pastieje v zadnji kambri
Pried ku začumjet
ga gleda prekladat še uodo
dokladat nove barve
snemat počas počaso tiste suhe
So se navadli podujšat cajt
tistih njih zadnjih trenutku
pried ku od vsega tistega ki je bluo
bi ostu žiu samuo ardeci flok
podano parvezan
na garlu važa
§
Il fiocco rosso
Lui arriva ogni giorno
con qualcosa di buono e fiori nuovi
lei sempre più minuta
apre gli occhi
e lo ricompensa con un fragile sorriso
dal suo letto nell’ultima stanza
Prima di riassopirsi
lo guarda cambiare ancora l’acqua
aggiungere nuovi colori
togliere lentamente quelli secchi
Hanno imparato a prolungare il tempo
di quei loro ultimi momenti
prima che di tutto quello che è stato
rimanga vivo solo il fiocco rosso
annodato con rassegnazione
al collo del vaso
(Andreina Trusgnach, da Hospice, testo inedito)
Andreina Trusgnach (1961), vive nelle Valli del Natisone (UD) e appartiene alla minoranza linguistica slovena del F. V. G. Scrive poesie, prosa e testi di canzoni nella sua lingua madre, la considera una vera e propria forma di resistenza. I testi di Andreina sono presenti su libretti, riviste, testi scolastici, blog e antologie letterarie. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti in concorsi letterari, sia in Italia che in Slovenia. Nel 2023 le due maggiori organizzazioni slovene in Italia SGZ ed SSO le hanno conferito l’importante riconoscimento Priznanje ob slovenskem kulturnem prazniku per aver fatto conoscere, con la sua poesia, il dialetto sloveno in tutta la Penisola. Ha pubblicato due raccolte di poesie con propria traduzione in italiano: Sanje morejo plut vesoko (I sogni possono volare alti) (KD Trinko, 2011) e Pingulauenca ki jo nie bluo – L’altalena che non c’era (ZTT – Editoriale triestina, 2022). Quest’ultima raccolta ha ricevuto, ad oggi, una ventina di riconoscimenti ed è stata presentata ufficialmente sia al Ministero degli sloveni oltreconfine e all’estero a Ljubljana (SLO), sia presso la Sala Zuccari del Senato della Repubblica (Roma). Nel 2024, invitata dalla Ambasciata slovena in Roma, Andreina ha rappresentato la Slovenia nella Giornata mondiale della Poesia, alla presenza dei delegati di sedici ambasciate.

