Nota di Vincenzo Bagnoli su “Tutta la città è Viale Rimembranze” di Marco Bini

A quarant’anni, si sa, in Italia si è considerati ancora poeti giovani, come certificano anche varie e prestigiose sedi «istituzionali». Eppure, a quarant’anni Marco Bini ha già un cammino molto lungo alle spalle; lungo e meditato, ricco e articolato, al punto che sarebbe estremamente superficiale fingere di poterlo liquidare sotto l’etichetta di «apprendistato». Da Conoscenza del vento a Il cane di Tokyo fino a New Jersey, Bini ha saputo disegnare una traiettoria compiuta, lungo la quale si è confrontato senza timore reverenziale con la tradizione, con il «grande stile», con i suoi maestri: una “scuola modenese” che possiamo identificare per sommi capi (ma davvero sommi) in Rentocchini e Bertoni. con uno sguardo ampio capace di collegare – attraverso le figure dell’immaginario collettivo – l’individuo alla pluralità dell’esistente. Lo ha guidato quella che lui stesso definisce l’ossessione del superamento, ossia l’apertura a una spazialità che, oserei dire, è la vera e unica matrice di una poesia del contemporaneo veramente originale.
Se fin dalla prima raccolta il fuoco del discorso erano la mappa, il percorso, lo stile e il racconto (partendo da un verso di Roberto Roversi citato in epigrafe), l’ossessione del viaggio, del superamento geografico, ma al tempo stesso della sua narrabilità, quindi il superamento del limite del linguaggio (contro ogni già detto e ogni indicibile) sono al centro anche delle tre poesie di Tutta la città è viale Rimembranze. Nelle quali però mi pare si possa scorgere anche qualcosa di più, e di nuovo: un progetto di scrittura che intensifica le qualità già mostrate e insiste ancor più su una dimensione metonimica dello spazio, in cui lo sguardo attraversa e unisce intimo, storico, esistenziale e cosmico con felicissima rapidità e leggerezza. E viene davvero da richiamare veramente le categorie calviniane delle Lezioni americane nel leggere questi testi e nell’ammirarne l’esattezza del montaggio, la lucida iconicità delle immagini, la dimensione plurale e molteplice del loro racconto e la felice coerenza del loro scorrere (a dimostrazione, si potrebbe aggiungere, di quanto la poesia attuale riesca a produrre risultati ben più convincenti della coeva narrativa).
Anche se un io narrante è presente, resta sullo sfondo: il qui è il vero protagonista di tutte queste poesie, e viene configurato magistralmente dalle «decine di miscele / di beton brut», dalle «scie dei Ryanair», dal «realismo dei capannoni». Ma è poi è la voce umana di una persona cara, la sua «tenerezza», a «riavviare il tempo / farci irrompere la storia». La «geologia dell’inconscio» animata sulla pietra del Duomo, attraverso la nebbia di Modena, può dipanarsi accanto all’«era minima» e privitassima del sonno del sabato mattina, mentre si resta «invisibili ai satelliti / sotto un bunker di lenzuola». E l’umano, dentro questa nostra epoca ferrigna e postindustriale (fatta di «leggi, generazioni, disuguaglianze» e «polvere tornata polvere»), si affaccia quindi nell’unico modo possibile, come ‘terzo paesaggio’ (lo hanno mostrato magistralmente Laura Pugno e altri): appunto «fiori in un angolo di aiuola» che «nessuno guarda»
Se come (ex) autore di poesie posso pienamente riconoscermi nella poetica del paesaggio di Marco Bini, da lettore ed essere umano non posso che entusiasmarmi per la nuova apertura di queste recenti poesie: un’originale regia o tecnica di inquadratura e montaggio, che fa presagire nuove e bellissime avventure del linguaggio.
(Vincenzo Bagnoli)

Scrivono che il tempo sia scattato
con una specie di suicidio.
Volevano sapere e ci hanno fottuti tutti.
Nessun ricordo di fioriture né annali dei raccolti,
la colpa spinta verso l’altro.
La storia è stata subito conflitto:

finora è stata una disfatta.

Non c’era spazio per sepolture nel Giardino
poi leggi, generazioni, disuguaglianze
e adesso non posso starmene in pace
in mezzo alle sole apparenze,
calpesto polvere tornata polvere.

Stanno sempre tutti qui, è anche casa loro.
Sul muro al sole del mercato vecchio
ci sfogliamo uno a uno.
Tutta la città è viale Rimembranze.

§

Quel particolare grigio che si dice uniforme
cambia – uguale non è mai – in decine di miscele
di beton brut, di vernici per pareti,
varia in ragione dell’epoca e del costruttore,
dell’arte praticata, dell’acqua per come si infiltra,
e se invece di seguire le scie dei Ryanair
da e per BLQ mi mettessi a osservare
il livello di realismo dei capannoni e il compromesso
tra la forma e, quest’ultima al ribasso, la felicità,
nel prefestivo che mi ha depistato alla rotonda
volendomi proprio qui
vedrei l’equivalente dell’albero che cade
anche se nessuno guarda –
sussurra dal retro di un tir angles morts
l’adesivo in un francese che suona provenzale –
perché, anche se è fatica crederci,
questo posto esiste anche quando tutto è chiuso
e non è così diverso dal guardare la corsa degli anni
in cui niente cambia perché possa cambiare tutto
e lasciarmi fermo lì, cireneo commosso del mio secolo,
e dunque, nel desolato sabato del villaggio
artigianale, ho pensato di dire il tuo nome all’abitacolo
e chiamarti da questo sedile cigolante
perché devo, in tenerezza devo, sentire la tua voce
per riavviare il tempo, farci irrompere nella storia.

(Marco Bini, testi inediti)

Marco Bini è nato nel 1984 a Vignola, dove vive. Suoi testi sono apparsi sulle antologie La generazione entrante (Giuliano Ladolfi, 2011), Post ‘900 (Giuliano Ladolfi, 2015) e Distanze obliterate (puntoacapo, 2021), oltre che su diverse testate online e cartacee come «Nuovi Argomenti», «Poetarum Silva» e «Poesia del nostro tempo». Ha vinto diversi premi per la poesia, tra cui il Premio De Palchi-Raiziss, il Premio Renato Giorgi, il Premio Gianfranco Rossi, il Premio Giuseppe Giusti e il Premio Beppe Manfredi, arrivando finalista al Premio Penne, al Premio Mauro Maconi e al Premio Camaiore Opera Prima. Ha pubblicato i libri di poesia Conoscenza del vento (Giuliano Ladolfi editore, 2011), Il cane di Tokyo (Giulio Perrone editore, 2015) e New Jersey (Interno Poesia, 2020). Collabora con l’organizzazione di Poesia Festival in provincia di Modena e organizza rassegne letterarie e culturali in collaborazione con vari enti del territorio.

Marco Bini