Nota di Loredana Magazzeni su “Promemoria” di Simona Melchiorre

Le poesie di Promemoria, silloge presentata dalla scrittrice udinese Simona Melchiorre, si è imposta all’attenzione della giuria per la sua originalità e la ben studiata architettura testuale. È infatti composta da tre testi aperti, denominati “taccuini, appunti e post scriptum”, titoli che ne sottolineano il carattere di transitorietà e di work in progress, dedicati a tre donne particolari: Maria Moninckx, pittrice e illustratrice olandese; Freya Stark, viaggiatrice e scrittrice britannica; Alda Levi, archeologa italiana e ad esse attribuibili nella finzione poetica.
Questo indicatore suggerisce che abbiamo a che fare con una poeta la cui scrittura sa costruire architetture e appare ibridata dalla presenza di altri campi d’indagine (arte, architettura, archeologia, geografia. Simona Melchiorre lavora infatti tra archivi, storia e cartografia antica, frequentando la bellezza dei luoghi e del patrimonio architettonico, bellezza che prorompe come ekphrasis istantanea nelle sue pagine.
La stessa scelta tipografica (versi di diversa lunghezza, con sottolineature e cancellature), gli inserti di lingua latina, gli elenchi di oggetti, numeri, date e luoghi immaginari (ASTA: AMSTERDAM – 12 GIUGNO – TAVERNA DEGLI ILLUSI – ORE 12 //Aggiudicato – Collezionista cinese) nascono dalla volontà di disertare il registro poetico e trascinare il lettore e la lettrice in un racconto fatto di pochi elementi, di reperti, da cui ricostruire, con perizia investigativa, tracce, trame e dettagli.
In Note a margine sul taccuino di un’illustratrice botanica troviamo la capacità di includere in elenchi e periodi nominali intere esistenze o almeno “Quindici anni di vita – i più belli i più dolorosi”, come qui: Le mie Indie – libri teatri treni stive canali trincee serre deserti mercati cimiteri mense imbandite essiccatoi occitani ceste bulgare gilet polacchi //.
O di raccontare una navigazione su “perduti mari”, come in Appunti di un’esploratrice per nuove cartografie:
i miei occhi il mio polso destro
il peso rotondo delle ipotesi
e delle parentesi

vicino lontano
vicino

limpida lente vela gonfia su
creduti mari
opaca lacrima [di gioia]

alle bocche dei fiumi di antichi inchiostri
parole sciolte e liberate m(ostr)i marini che
tornano a ridere
al largo dell’Arabia Felice.
Oppure l’uso del linguaggio tecnico dell’archeologa, che riflette e nega con la sua precisione la speculare incertezza di futuro, nel terzo componimento, Postscriptum di un’archeologa alla relazione di uno scavo preventivo:
“Quale bellezza rifletteremo?” Chiede la poeta. Siamo fatti di tempo, “siamo strati di tempo” che ci depositano accanto conglomerati di storie, affioramenti di immagini, nostalgie e di emozioni che la poesia evidenzia e continua a nutrire.
Una silloge interessante e fiorita, ricca di un uso esperto e appassionato delle strutture e delle forme.
(Loredana Magazzeni)

Appunti di un’esploratrice per nuove cartografie

A Freya Stark

i fiumi più profondi scorrono con meno rumore*

i miei occhi
il mio polso destro
il peso rotondo delle ipotesi
e delle parentesi

vicino
lontano
vicino

limpida lente
vela gonfia su creduti mari
opaca lacrima [di gioia]

alle bocche dei fiumi di antichi inchiostri
parole sciolte e liberate
m(ostr)i marini
che tornano a ridere
al largo dell’Arabia Felice

TABULAE NOVAE…

ma nell’ombra del mio cappello
l’acqua di carta continua a sussurrare alle perle del mio vecchio bracciale
questa la <giusta> distanza?

*Altissima quaeque flumina minimo sono labuntur
Quinto Curzio Rufo

§

Post scriptum di un’archeologa alla relazione di uno scavo preventivo

Ad Alda Levi

Posa di fibra ottica, pozzetti aperti per connettersi al futuro,
ma la toponomastica relitta non mente,
interferenza diretta molto probabile.

Un balsamario,
una fusaiola fittile.
due orecchini d’oro a protome leonina,
e uno specchio.
Sepoltura a incinerazione con corredo.

Chi capovolgerà anche per me una tazza a vernice nera per coprire le tracce del rogo?
Quale bellezza rifletteremo?

Oscillano le quote di rinvenimento,
cambiano i piani di cablaggio,
siamo strati di tempo.

Alto è il rischio
di continuare a vivere
tra bruciature e lacerti di crepidine.

(Simona Melchiorre, da Promemoria, testo inedito)

Simona Melchiorre (Chieti, 1975), vive e lavora a Udine, dove si occupa di archivi, storia e cartografia antica. Pubblica per la prima volta nel 2024 in “Le Voci di Via Margutta”, vol. 12 (Dantebus). Nello stesso anno Mnemosine (autobiografia della mia memoria) viene selezionata per la “VI Antologia Accademia dei Poeti” (Masolino). Con Vita rischiosa della Libertà si classifica seconda alla lettura pubblica “Il racconto dei racconti” del Festival letterario “La Notte dei lettori” tenutosi a Udine sempre nel 2024. L’anno successivo la silloge Affacci sul futuro viene selezionata al Premio nazionale Alberoandronico (Roma), mentre i tre componimenti di Promemoria si classificano al secondo posto ex aequo per la Sezione Poesie singole inedite del Premio Bologna in Lettere.

Simona Melchiorre