Nota di Daniele Barbieri su “Alla cibernetica guerriera” di Marco Nicosia

Leggere Alla cibernetica guerriera di Marco Nicosia è un’esperienza inquietante. A vari livelli e in vari modi si ripropone costantemente un analogo meccanismo di straniamento, che nega o mette in crisi la sensazione di familiarità, di cosa riconosciuta, appena assestata.
A livello del tema complessivo c’è una questione di genere, un io maschile che non di rado si esprime al femminile. Lo si interpreta come un desiderio transgender, ma ci sono indizi che lo negano, senza rientrare nel binarismo sessuale, tanto più che il desiderio sessuale viene più volte evocato in descrizioni anche esplicite per essere più volte anch’esso negato, escluso.
L’opera si apre con una citazione biblica: “In principio era”, ma il Verbo arriva solo nella pagina successiva, perché qui c’è la “voglia di vibrazione”. Eppure il Verbo si scoprirà presto essere cosa cruciale in queste pagine, in cui vige l’identità “la poesia donna celeste fatta carne”. Ma la “voglia di vibrazione” è in verità “di forma di ormone di silicone”, e la trasformazione sessuale desiderata è fatta di carne non meno che di parola poetica.
Un registro alto, almeno in apparenza, dove le citazioni bibliche si sommano a quelle mitologiche e favolistiche, ma continuamente sono accostate, spesso nei punti chiave, a dettagli molto più bassi, episodici, personali. Persino a livello stilistico, si ha spesso la sensazione di imbattersi in andamenti poetici consueti, familiari, riconoscibili (in cui ci si sente a casa), sui quali si innestano d’improvviso invenzioni del tutto imprevedibili, figure inconsuete e perturbanti.
Anche la cibernetica guerriera del titolo è un’analoga figura di straniamento. Come fa osservare Donna Haraway, il cyborg non ha sesso, non è né femmina né maschio, e non ha desiderio. Una figura ossimorica, insomma, a sua volta conturbante.
Se quello che Marco Nicosia vuole mettere in scena è un’identità, si tratta certamente di un’identità complessa, in sé ossimorica, e quindi necessariamente in movimento, in continua negazione e riaffermazione di sé, contro ogni semplificazione, contro ogni identificazione in una categoria assestata – fosse pure una categoria ambigua, ambivalente. Si scivola, insomma, non solo tra maschio e femmina, ma anche tra non binario e binario, tra sesso e non sesso, tra vita e parola, tra negazione e affermazione, tra forma classica e trasgressione… E si trasgredisce pure rispetto alle forme riconosciute di trasgressione, ma senza farsi travolgere, perché tutto questo è parola, poesia – pur essendo al tempo stesso vita e carne.
Viene travolto, felicemente, il lettore – sempre che ami vivere senza un punto di appoggio. Poesia di ricerca, indubbiamente.
(Daniele Barbieri)

Tutto il mondo mi dice noi siamo
con te — tu hai la forza della tua
generazione — venga il tuo regno
bambola cibernetica guerriera
con treccine platform orecchini
arrivata in capitale per schiacciare
il serpente del male — il maschio
tutto quello che mi dice tu non hai
barba — il privilegio nascosto
delle mutande — né occhi stupidi
di chi può conquistare il mondo
— tu non puoi capire la lotta
non sei donna — il tuo nome
non esiste nella nostra lingua.

§

Disgustato calpesto ogni parte virile
dell’altro — prometto a me stesso
di essere me stessa — rifiuto
il privilegio del maschio omosessuale
tronfio — l’ostentazione di pance
peli muscoli mutande — io non sono
una mancanza.

Deforme rinascimentale esile
non binario transitorio nudo
poetessa mancata
Natalia Ginzburg si definiva
un impiastro e voleva essere
uno scrittore.

(Marco Nicosia, Alla cibernetica guerriera, Gattomerlino/Superstripes, 2024)

Marco Nicosia ha studiato Lettere Moderne e Filologia Moderna presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. Collabora con diverse riviste cartacee e online, occupandosi di traduzioni, saggi e interviste. La sua prima antologia poetica, Alla cibernetica guerriera, ha ottenuto una segnalazione speciale al XXXVII Premio “Lorenzo Montano”.

Marco Nicosia