Uscito nel 2023 nella Collana Rive della casa editrice peQuod, Il dio di Norimberga rappresenta l’esordio in versi di Alessandro Baldacci, docente di letteratura italiana contemporanea presso l’Università di Varsavia, nonché nome conosciuto e apprezzato nel mondo della poesia come critico e saggista: a lui si devono infatti importanti monografie su poeti quali Amelia Rosselli, Andrea Zanzotto, Giorgio Caproni e Milo De Angelis.
Suddiviso in cinque parti (Il dio di Norimberga, Ufo, Il ballo delle Baccanti, Abbracciare le mosche e Oppure), il libro di Baldacci si presenta come un poema che ruota attorno alla figura enigmatica e leggendaria di Kaspar Hauser.
Kaspar Hauser era un giovane di 16 anni che il 26 maggio del 1828 apparve improvvisamente, come sbucato dal nulla, in una piazza di Norimberga: sapeva pronunciare solo alcune parole e aveva con sé due lettere che contenevano notizie sulle sue misteriose origini. Da quel momento in poi il giovane Kaspar visse una vita breve in cui passò dalla prigionia in un castello all’essere affidato a facoltose persone che lo accudirono e persino all’essere esibito in un circo come attrazione. Morì nel 1833 in seguito alle conseguenze di una ferita inferta con un coltello: fu omicidio o suicidio? Gli studiosi si divisero sulle cause della morte di Kaspar che divenne un personaggio leggendario, cui vennero dedicati libri, opere teatrali e film, il più noto dei quali è sicuramente L’enigma di Kaspar Hauser (1974) di Werner Herzog.
Ne Il dio di Norimberga Baldacci parte appunto dall’enigmatico personaggio di Kaspar Hauser e dalla sua allucinata parabola, cui si sono legate anche interpretazioni esoteriche. Ma poi l’autore sposta il proprio raggio d’azione, passando da Norimberga a Padova, sua città natale, inserisce nel suo racconto le Baccanti e gli Ufo e dedica un testo alla tragedia di Vermicino, quando la RAI trasmise in diretta per tre giorni le operazioni di soccorso, purtroppo vane, per cercare di salvare il piccolo Alfredo Rampi, caduto in un pozzo. Fu un caso mediatico clamoroso e che suscitò enormi polemiche: era il 1981.
Appare Goldrake, che canta insieme a Kaspar, mentre dal mondo delle fiabe fanno la loro comparsa Pollicino e Hansel, ma all’interno de Il dio di Norimberga leggiamo pure della morte di Dino Campana, di Chernobyl e della pandemia vissuta recentemente.
Nel poema di Baldacci troviamo anche citazioni cinematografiche: dal già citato film di Herzog a L’enfant sauvage di Truffaut del 1970, dal quale sono tratte le due immagini a corredo dei testi che chiudono il libro.
La capacità di Baldacci è indubbiamente quella di riuscire a mettere insieme tutte queste componenti, lontane in apparenza tra loro, senza sconvolgere gli equilibri del racconto in versi: la materia poetica è qui trattata con una grande maestria e il poema scorre mantenendo vivo il suono, senza cedimenti.
I riferimenti storici e letterari prendono forma attraverso un linguaggio poetico che guarda alla tradizione, pur palesando una propria autentica modernità: i testi sono tutti rigorosamente in quartine e la rima è usata come elemento fondante del testo e non come inutile orpello.
È un libro sulla memoria e sulle memorie, con Kaspar e il suo inesplicabile enigma a fare da filo conduttore in un viaggio letterario attraverso altri enigmi, in un mosaico di personaggi e di luoghi da decifrare: e potremmo concludere che anche la poesia, in fondo, è un luogo da decifrare.
(Enea Roversi)
Da Norimberga:
I.
Ogni ricordo s’incaglia,
il cavalluccio stramazza,
mentre dopo la boscaglia
gridano Führer in piazza,
e lui vestito di rosso,
come una preda che annaspa,
comincia a prendere posto
gridando: «io sono Kaspar».
II.
«Sei nato Kaspar, guardati la schiena:
nulla vale di meno di una vita
come la tua, finita ed infinita,
ninna nanna degli ufo che stanno
dentro la testa, oppure nella stanza,
contando insieme a noi le mosche, gli anni,
mentre vengono avanti le baccanti
di Norimberga e iniziano la danza».
(Alessandro Baldacci, Il dio di Norimberga, peQuod, 2023)
Alessandro Baldacci insegna Letteratura italiana contemporanea presso l’Università di Varsavia. È fra i curatori dell’antologia Parola plurale (2005). Ha pubblicato due monografie su Amelia Rosselli (2006, 2007) e i volumi Andrea Zanzotto. La passione della poesia (2010), Controparole. Appunti per un’etica della letteratura (2010), Le vertigini dell’io. Ipotesi su Beckett, Bachmann e Manganelli (2011), La necessità del tragico (2014), Giorgio Caproni. Un’inquietudine in versi (2016), Milo De Angelis. Le voragini del lirico (Mimesis 2020). Il dio di Norimberga (peQuod 2023) è la sua opera prima in versi.

