Brice Bonfanti presenta “Chants d’Utopie (Canti d’Utopia)”

Gli Chants d’Utopie (Canti d’Utopia) sono piccole epopee che cantano l’emancipazione universale attraverso slanci individuali volti a portare l’umanità fuori dalle tenebre. Ciascun canto è ambientato in un Paese diverso e ha come protagonista un personaggio storico (a volte due), entrambi utopizzati: i germi dell’utopia esistono ovunque e in ogni tempo. In versi o prose poetiche, i canti attingono a svariate discipline – filosofia, politica, religione, biologia… – creando un linguaggio nuovo, che combina arcaismi, neologismi e giochi di parole per immaginare un altro mondo. Concepita nel 2001, la scrittura degli Chants d’Utopie cesserà probabilmente solo con la morte dell’autore.

Chants d’Utopie (Canti d’Utopia) di Brice Bonfanti è uscito nel 2025 per Arcipelago itaca nella collana Istmi, con la traduzione di Francesca Del Moro: di seguito un breve estratto della postfazione, curata dalla stessa Del Moro: «L’Utopia, dunque, è per Bonfanti il luogo del bene che, come già accennato, è tutt’altro che irrealizzabile: ogni topie (neologismo per indicare i luoghi esistenti) sboccia in Utopie a patto di essere jardinée, coltivata, o meglio giardinata (qui mi sono permessa di coniare un neologismo italiano che si legasse alle molteplici ricorrenze della parola jardin, giardino) dai semplici di spirito, a cui il libro è dedicato, dai bambini che formano une kyrielle, une désarmée, une enfanterie (un coro, una disarmata, un’infanteria, una moltitudine armoniosa e portatrice di pace) rispettivamente in contrapposizione alle légions, les armées, l’infanterie (le legioni, le armate, la fanteria, il polo negativo, le moltitudini disarmoniche e belligeranti). Fautori dell’Utopia, oltre ai bambini, sono i personaggi, riconducibili a topies ed epoche diverse, a cui sono dedicati i vari canti. Si tratta, nelle parole dell’autore, di contadini, poeti, mistici, anarchici, autodidatti, inventori, alchimisti, Indiani d’America, aborigeni, che assurgono a hypertypes utopiens, “ipertipi utopici”. L’umanità vive una sottovita, da cui solo raramente si slancia verso l’oltrevita, e a incarnare tali slanci sono precisamente questi personaggi, che spesso hanno pagato le loro scelte con il martirio, l’esilio o il suicidio, ma che vivono negli Chants d’Utopie, oltre i limiti delle loro vicende storiche o mitiche, come figure eterne, ispiratrici di un’umanità trasformata.».

Di seguito una breve selezione di testi dall’opera di Brice Bonfanti:

Au gros nécrotératoplasme extraterrestre en mort tas, aux désordres des états la mort en tas, nassant jardin, massé, les enfants jardiniers chantent du Silence en liberté :

VA TE FAIRE FOUTRE

Conseil d’amour qui s’adresse
à qui agresse
d’aller se faire
faire l’amour. Pas de le faire, parce que qui agresse
est inapte à le faire.
Mais peut se faire, passif, faire l’amour.
Le luxe ! lumière : passif, il n’y a rien à faire et qu’à lascif se laisser faire
l’amour.
Recevoir la semence et le nid, détendu,
recevoir de l’amour pour avoir une chance inouïe nue
de ne plus agresser la paix,
de foutre la paix, ensemencé de paix, la semer.

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Al grosso necroteratoplasma ammasso morto, ai disordini degli stati la morte ammassata, giardino nassato, ammassato, gli infanti giardinieri cantano il Silenzio in libertà:

VA’ A FARTI FOTTERE

Consiglio d’amore che suggerisce
a chi aggredisce
d’andare a farsi fare
l’amore. Non di farlo, perché chi aggredisce
non lo può fare.
Ma può farsi, passivo, fare l’amore.
Che lusso! luce: passivo, non c’è nulla da fare
se non lascivo lasciarsi fare
l’amore.
Ricevere il seme e il nido, mentre si giace,
ricevere dell’amore per avere l’inaudita fortuna
di non aggredire più la pace,
di lasciarla in pace, seminarla, inseminato di pace.

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FERMETURE DE NÉGOCE

Fatigue immense des histoires : ça pestile les trucs. Fatigue immense des idées : les tracts. Gros mots sabots : ça pestile les bruits. Fatigue immense des combines, indéfinies. D’ennui combinaisons, et décombinaisons, et recombinaisons : de mots, d’idées, d’histoires combinées décombinées recombinées
du faux même passé repassé trop passé trépassé pas capable de dire Un vrai même.

 

Un vrai même, autre qui aime, babillé par l’enfant chantonnant, tonnant, tout doux nonant, neufant, neuvant, œuvant, ânonnant l’Un sans hésiter, ni pénibilité, comme l’âne, ailé, qui papillonne et qui oiselle et qui pégase les yeux doux, ânonnant le poème anabase de l’Un d’où, dans le chant fluide et naturel de qui déchiffre le chiffré, décrypter des cryptés, par la réminiscence, reconnaissance de naissance – l’éternelle actuelle naissance.

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CHIUSURA DEL NEGOZIO

Immensa fatica delle storie: ciò pestila le cose. Immensa fatica delle idee: i volantini. Parolacce ciabattanti: ciò pestila i rumori. Immensa fatica dei trucchi, indefiniti. Di noia combinazioni, e scombinazioni e ricombinazioni: di parole, di idee, di storie combinate scombinate ricombinate
del falso stesso passato ripassato troppo passato trapassato incapace di dire Uno stesso vero.

 

Uno stesso vero, altro che ama, lallato dal bambino canticchiante, tonante, nannante, neniante, ninnante, inneggiante l’Uno senza esitazione, né agitazione, come l’asino, alato, che sfarfalla e che uccella e che pegasa con gli occhi dolci, salmodiando il poema anabasi dell’Uno da cui, nel canto fluido e naturale di chi decifra il cifrato, decrittare criptati, con la reminiscenza, riconoscenza di nascita – l’eterna odierna nascita.

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Pas de cratie, ni théo ni doxo ni plouto ni bureau ni data.
Pas de cratie, ni aristo ni kakisto ni idéo ni ochlo.
Pas de cratie, ni phallo ni gyno ni techno ni démo ni média.
Pas de cratie, ni experto ni ponéro ni pédo ni géronto.
Pas d’archie autre que l’anarque archie de l’Archie qui est la seule Anarque.
L’hénarchie de l’Un sans puissance et hors puissance élucide les arnaques.
Tu n’as pas qu’un seul maître utopique et uchronique, hors espace et hors temps,
sans lieu ni date, qui permet l’être et laisse l’être, qui laisse libre l’être, d’être ?
Tu subis l’esclavage des maîtres topiques chroniques par légions,
tu souvis sous leur tyrannie en tout lieu, toute date, tout espace, tout temps.
Le monde est bien fait où chacun rencontre le maître lui correspondant
même qui croit n’en pas avoir (qui est esclave de maîtres par légions).
Ce qui est deux difficile est sous contrainte, soit dysdyaque sous contrainte.
Ce qui est un est sans contrainte, ce qui est moine monaque sans contrainte :
voici l’anarque minuscule à l’image de l’Anarque majuscule
en attendant que tu es Cela se vérifie jusqu’à la ressemblance.
Las des débats tous prosélytes qui n’agitent que l’illusoire errance.
Nous ne cherchons pas et nous sommes cherchés, quiconque nous cherche nous trouve.
Nous ne trouvons pas et nous sommes trouvés, nous donnons tout à qui nous trouve.

Plus tard dans la soirée Nicéphore appelle le revendeur racheteur :
– Tu as défoncé les genoux de mon neveu qui en pleure à genoux. – Oui.
– Pourquoi ? – Parce qu’il a volé l’icône et a tué le chien d’ATHANASE.
Au nom d’Athanase il pâlit Nicéphore a le pied qui tremble il pâlit
de fureur et d’amitié il pâlit comme un mort desséché arrosé.

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Niente crazia, né teo né demo né partito né kakisto.
Niente crazia, né buro né ponero né oligo né aristo.
Niente crazia, né fallo né gineco né geronto né oclo.
Niente crazia, né merito né ideo né iero né episto.
Niente archia all’infuori dell’anarca Archia che è l’unica Anarca.
L’henarchia dell’Uno senza e oltre-potenza svela ogni impostura.
Non hai un maestro utopico e ucronico, oltre lo spazio-tempo,
senza luogo né data, che lascia l’essere libero d’essere?
Soffri lo schiavismo dei maestri topici cronici a legioni,
sottovivi in ogni spazio e tempo alle loro prevaricazioni.
Buono è il mondo dove ognuno incontra un maestro che gli corrisponde
anche chi crede di non averne (schiavo di maestri a legioni).
Ciò che è due difficile è sotto obbligo, cioè disdiaca sotto obbligo.
Ciò che è uno è senza obbligo, ciò che è monaco monaca senza obbligo:
ecco l’anarca minuscolo a immagine dell’Anarca maiuscolo
aspettando che tu sia Questo avviene fino alla somiglianza.
Stanco di dibattiti tutti adepti brandenti la vana erranza.
Noi non cerchiamo e siamo cercati, chiunque ci cerchi ci trova.
Noi non troviamo e siamo trovati, noi diamo tutto a chi ci trova.

In serata Niceforo chiama il rivenditore compratore:
– Sfondasti le ginocchia a mio nipote che geme in ginocchio. – Sì.
– E perché? – Perché ha rubato l’icona e ha ucciso il cane d’ATANASIO.
Al nome d’Atanasio a Niceforo trema il piede impallidisce
di rabbia e amicizia come morto secco annaffiato illividisce.

(Brice Bonfanti, da Chants d’Utopie (Canti d’Utopia), traduzione di Francesca Del Moro, Arcipelago itaca. 2025)

Brice Bonfanti, «poète-œuvrier», è nato Frigau nel 1978, ad Avignone. Bibliotecario conservatore prima a Grenoble, lo è oggi a Martigues. Collabora con varie riviste, tra cui «Catastrophes», «Lundi Matin», «591», «Contrelittérature» e «L’Intranquille». Dal 2000 a Milano, scrive gli Chants d’utopie, che salmodia in pubblico e rende disponibili all’ascolto in rete. Gli Chants d’Utopie sono pubblicati in Francia dalle edizioni Sens&Tonka, riuniti in cicli di nove canti. Dei nove cicli pianificati dall’autore, sono apparsi finora i primi quattro, tra il 2017 e il 2025.

Francesca Del Moro è nata nel 1971 a Livorno e vive a Bologna. È scrittrice, editor e traduttrice. Ha tradotto numerosi libri di saggistica, narrativa, fumetti, albi illustrati e, in poesia, Les Fleurs du Mal di Charles Baudelaire (Le Cáriti, 2010), Derniers vers di Jules Laforgue (Marco Saya, 2020) e Chants d’Utopie di Brice Bonfanti (Arcipelago itaca, 2025). Fa parte del collettivo artistico Arts Factory e propone performance di musica e poesia insieme alle Memorie dal SottoSuono. Ha pubblicato 13 libri di poesia, tra cui Ex Madre (Arcipelago itaca, 2022) e La statura della Palma con le opere di Jara Marzulli (Selvatiche edizioni 2025) e una biografia musicale. Fa parte dello staff del festival Bologna in Lettere e dirige la collana di traduzioni di opere in versi “Istmi” per Arcipelago itaca.