Bologna in Lettere 10th – STRADE DA PERCORRERE DA SOLO, 10 ANNI SENZA MASSIMILIANO CHIAMENTI

STRADE DA PERCORRERE DA SOLO

10 ANNI SENZA MASSIMILIANO CHIAMENTI

 

Venerdì 3 settembre ore 20.30

CostArena

Via Azzo Gardino 48

Bologna

 

A cura di Francesca Del Moro

 

Con

Marco Palladini, Adriana M. Soldini, Marco Benetti,

Vladimiro Cantaluppi, Lorenzo Spurio e il collettivo della fanzine Idioteca

 

 

“Amavo e amo la sua poesia nitida, ironica, scoperta e vulnerabile. Una poesia ‘in presa diretta’, ma per nulla naif ‒ Massi nella sua vita ‘square’ era un’insegnante e un filologo, studioso di Dante e Leopardi, ed era perfettamente anglofono. Amo la sua scoppiettante, estrosa poesia-canzone, liberamente sperimentale e nutrita di echi e citazioni rock, nonché di svisature pop e ‘camp’, clamorosamente ignorata da pressocché tutta la critica, militante o accademica, italiota.” (Marco Palladini )

 

A dieci anni dalla scomparsa di Massimiliano Chiamenti, Bologna, sua città di adozione, rende omaggio a una delle figure più eclettiche e interessanti del panorama letterario italiano nei due decenni a cavallo del XXI secolo. L’incontro, che prende il nome da un verso di Massimiliano, è un’occasione per scoprire o approfondire, attraverso letture, musica e testimonianze, un lascito artistico del quale purtroppo non è stato ancora riconosciuto il grande valore.

 

Scrittore, traduttore, performer, cantante rock e filologo noto per i suoi studi su Dante, Massimiliano Chiamenti ha cantato il desiderio di rivolta, gli amori ideali e tormentati, la droga, la malattia e l’omosessualità, affrontando tematiche esistenziali universali, costantemente in bilico tra un esuberante amore per la vita e la seduzione della morte.

 

 

 

forma

questa pare dunque
essersi cristallizzata
come la mia forma
poetica
riconoscibile:
una ventina di versi
brevi anzichenò
pochissimo punteggiati
sempre
senza maiuscole
a metrica sillabicamente libera
ma con un certo ritmo musicale;
poesie e non prose
sempre a metà
tra gnosi
e lirica
a metà
tra note di diario
e manifestino
eversivo
influenzate
da dante
da leopardi
dai poeti dell’inglese
e da un trilione
di canzonacce rock

 

 

la madonna nera

perché anche i duran duran dalla radio
hanno superato il tunnel del giro boia di boa
del millennio
così, è un gioco che faccio ultimamente
di vedere chi c’è rimasto nel secondo atto
dopo il grande crollo
faccio la conta e dico:
“beh, io ci sto, e freak, e paolo poli;
tondelli, pazienza, bellezza, freddy e cobain
invece non ce l’hanno fatta
però bowie sì – anche se è di quelli
invecchiati male come me –
fiumani presente…
i depeche mode e i cure ci stanno…”
io mi dicevo pure rimuginandoci…
insomma non so se ho ricordato tutti nell’appello
ma un po’ di ordine andava fatto
e sì insomma la musica
e sì se devo dire di qualcosa
che per metafora assomigli a dio
direi la musica
non che in dio io ci creda
ma diciamo così come modo di dire
che la musica è il modo in cui
mi immagino il paradiso
dove il corpo è lasciato al guardaroba
e si entra così vestiti di nientezza
o si resta solo tra i neuroni dei viventi
il dna dei figli le proprie opere e poco più
così la bambina beata sulla spiaggia
quasi nera quanto l’icona veneranda
ha già capito che suo
evangelicamente
è questo mondo
dove ciò che non è giovane, femmina e nero
ha in sé i germi della morte
“io sono come questa roccia”
recitava con la sua boccona l’attrice matrona nera
al recital dell’altra sera
e così voglio sentirmi anch’io
viventi peraltro in me
enormi reti di memorie e nostalgie
come le reti di pescatori sulla duna
sei conchigliette sull’acciottolato
e sì – ormai mi hai convinto –
questa fissazione con l’ego è solo una pugnetta

 

 

fatture

le uniche lettere che ricevo

sono ormai solo richieste di pagamenti

multe bolli sanzioni minacce

mai un messaggio con un invito a cena

o a leggere le mie poesie

da qualche parte

o un editore che mi voglia pubblicare

da me il mondo vuole solo soldi

che non ho più neanche per mangiare

allora ogni giorno mi alzo

spero di riuscire a trovare cibo

e attendo il momento del sonno

che mi liberi dall’incubo della mia vita

non cerco più niente

ho perduto tutto

e più niente mi interessa

tiro solo avanti

senza mai un aiuto

e attacchi sempre più omicidi

mi faranno morire tutti di fame

e di crepacuore

ma io continuo il mio cammino

anche se questo inferno

non si può chiamare vivere

eppure è così

nella vita ci vuole prudenza e senso pratico

o si perisce

e i guai non hanno mai rimedio

basta un attimo a commetterli

e poi non si rimedieranno mai

perché non mi uccido?

perché anche per togliersi la vita

ci vorrebbe un bello slancio di vitalità

 

 

Massimiliano Chiamenti è stato scrittore, traduttore, filologo, cantante e performer. Attivo a Firenze, dove è nato, e a Bologna, ha collaborato con svariate riviste culturali e letterarie fra cui ArgoSemicerchioNuovo RinascimentoLingua NostraInutileIl filo rossoL’Area di Broca. Ha tradotto in italiano testi di Diane Di Prima, Joanne Kyger, Lawrence Ferlinghetti, Edward Sanders, Katarina Frostenson, Vincent O’Sullivan, Charles Simic, Ezra Pound, Philip Lamantia. È stato fondatore e cantante della band Emme, che ha pubblicato nel 1998 il CD omonimo (Homesleep Records) e nel 1999 “Storyboard 1999” (City Ligths Italia). Ha scritto numerosi e apprezzati saggi su Dante Alighieri e ha curato l’edizione critica del Comentum super poema Comediae dantis. Tra le sue più recenti pubblicazioni i libri di poesia Free Love (Giraldi, 2008), evvivalamorte (Le Cáriti, 2010), egiemme (Polìmata, 2011), la raccolta di racconti Scherzi? (Giraldi, 2009) e la raccolta di poesie, poesie in prosa, testi di canzoni e scene teatrali Paperback Writer (Gattogrigio, 2009). Quest’anno ricorre il decimo anniversario della sua morte, avvenuta il 3 settembre 2011 a Bologna.