Premio Bologna in lettere 2020 – Nota critica di Enea Roversi a Camilla Ziglia

Premio Bologna in Lettere 2020

Sezione B (raccolte inedite)

Camilla ZigliaFotogrammiFinalista

 

 

È la natura al centro della silloge Fotogrammi di Camilla Ziglia: al centro di ogni singola poesia e si potrebbe dire, per esteso, di ogni singolo verso. Quelle che si susseguono non appaiono tuttavia come immagini fisse, ma in movimento,  quasi fossero appunto singoli fotogrammi di un film. Lo scenario è di volta in volta un bosco, un prato, un lago, anzi il lago, presente in molti dei testi di questa silloge, evidentemente luogo del cuore assai caro all’autrice. Proviamo quindi a immaginare ogni poesia come una singola inquadratura: possiamo così notare i cambi di luce, le mutazioni delle ombre, i chiaroscuri, gli effetti controluce. Ziglia gioca con il bianco e il nero ed ecco dunque la grande mano bianca, e anche questo tempo / bianco., compaiono poi una vela bianchissima  e la candida eucaristia. Il nero dipinge gli alberi (i rami neri) e domina lo specchio del lago (nero il ventre del lago), sul cui fondo sono però disegnate mappe d’oro, ma c’è spazio anche per altri colori: si pensi a  la creta rossa oppure a le trame azzurre del possibile. Gli elementi della natura non sono comunque da ritenersi, in questa raccolta, puro e semplice elemento scenografico, ma struttura portante della narrazione poetica. È all’interno della natura che si muove l’essere umano narrante e narrato, alle prese con la quotidiana lotta tra sentimento e realtà, tra gioia e dolore: Paiono docili vita e morte / insieme, terribili. Si ha la sensazione, leggendo Fotogrammi, di trovarsi completamente immersi nel paesaggio, anzi potremmo dire “dentro il paesaggio”: da cui, per assonanza, il rimando, forse non del tutto casuale, a Dietro il paesaggio, la prima raccolta di Zanzotto, anche se i richiami alla poesia italiana del Novecento presenti in questa raccolta fanno pensare più ad altri autori: Luciano Erba, per dirne uno. Camilla Ziglia non nasconde il proprio amore per la poesia della tradizione e, volendo spingersi oltre il Novecento, riusciamo a trovare echi pascoliani in versi quali al fiato quieto del cavallo oppure il salto dei lavarelli: è un amore svelato, il suo, che si rinsalda senza falsi pudori attraverso la rielaborazione dei propri versi. Gli animali sono dunque un altro elemento importante della raccolta, vengono osservati nella loro docile fissità o colti improvvisamente in movimento e c’è, a tale proposito, un’immagine particolarmente riuscita: s’allontana sull’acqua / l’insetto pattinatore in cui si coglie una leggerezza che non sarebbe  sicuramente dispiaciuta a Szymborska.

La raccolta Fotogrammi è suddivisa in quattro brevi sezioni: Stagione di mancanza, Stagione di sangue e perdono, Stagione di promesse, Stagione di percorsi: i testi in essa contenuti sono poesie brevi, a volte suddivise in terzine. Stile e forma sono improntati alla chiarezza del contenuto e alla semplicità della versificazione (laddove semplice non deve essere mai confuso con facile, sia chiaro), evidenziando in ciò una lodevole coerenza da parte dell’autrice. Si è parlato della natura e dei suoi elementi, degli animali e dei loro movimenti, ma a questo punto qualcuno potrebbe obiettare: e l’essere umano non c’è? L’ essere umano c’è, presenza qualche volta impalpabile e appena accennata, altre volte più rimarcata e sentita: dalla natura assorbe i furori della linfa, nella natura s’immerge per riemergerne con un nuovo bagaglio di esperienze. Da questi Fotogrammi traspare un richiamo a riconsiderare il rapporto uomo-natura, a ripensare i propri tempi e i propri spazi, a rivalutare i rapporti interpersonali. I dubbi sono molti, non ci abbandonano mai, ma da lì dobbiamo ripartire per elaborare un nuovo pensiero, come ci ammoniscono i versi con cui si conclude la raccolta: Si impara davvero a lasciare / e aspettare?  (Enea Roversi)