Nota di Marilena Renda su “Gèlita” di Mariagiorgia Ulbar

Come molti libri interessanti, Gèlita di Mariagiorgia Ulbar (B#S edizioni, 2024) si fonda su una contrainte. Ospite di una residenza letteraria in Carnia, Ulbar lavora attorno alla figura di una scrittrice del luogo del XVIII secolo, Angelica Ianesi, e a un suo poema sul caffè. Inoltre, durante la residenza, viene a conoscenza di un episodio storico rimasto misterioso, il caso di venti ragazze sofferenti di una malattia rimasta inspiegata e perciò considerate vittime del demonio. Le contraintes sono spesso felici, soprattutto se, come Ulbar, un poeta lavora su un progetto di libro e non sulla singola poesia; in Gèlita poi, è come se Ulbar incontrasse una sorellanza, come chiariscono non solo la dedica ma soprattutto l’innesco narrativo delle donne protagoniste, sintetizzato dal nome che dà il titolo al libro. Il legame tra i singoli testi è poi reso evidente dalla decisione di usare l’ultimo verso di ogni singola poesia come primo della successiva; in questo modo, la saldatura tra i testi crea un andamento che ha del narrativo. Fin dalla prima poesia visualizziamo una figura che si aggira per i luoghi di una storia antica, osserva ogni pietra, ogni singolo animale, ogni singolo oggetto sopravvissuto al passato e ne fa di nuovo racconto, tentativo di saldarsi di nuovo a quella storia. Ulbar usa l’espediente dell’io, oggi così vituperato dalle contemporanee genti, e nel testo iniziale spiega anche perché: “ciò che chiamiamo io è una persona, sia essa creatura o essenza, ma ben più verosimilmente è un’identità esterna a ogni biografia, che può assumere forme cangianti, che può sposare una lingua o crearla dal nuovo, che può racchiudere dati anagrafici o esularne, toccando verosimile, surreale, oggettivo, proiettivo, distolto, distratto, distopico, distimico, dissolto, discusso”. Un io sovraesteso, si potrebbe dire, che ha qui la funzione di tessere di nuovo le fila di un discorso interrotto e di disseppellire ciò che era sepolto, le tracce materiali delle vite di queste donne che, si può ipotizzare, avrebbero potuto avere una sorte migliore se avessero avuto la fortuna di ricevere un’istruzione, come in questo testo paradigmatico in cui Ulbar rovescia l’immagine prevedibile della macchia di sangue in macchia di inchiostro: “L’inchiostro nel letto di lino segna una macchia / che dice a tutto il villaggio che sono una donna che scrive / la finestra porta la voce di questo, esposto / il lenzuolo di lino con la macchia di inchiostro”.
(Marilena Renda)

Bollivano nelle vene della roccia
con il ferro dell’organica sostanza
scorrevano segnando
una dimensione senza sconto
tra il bricco del caffè
e il bricco dell’inchiostro
mi bruciavo le viscere scaldavo il cervello.
Se ho scritto ho bevuto
e ho bevuto e l’ho fatto
per il brodo di lettere, il demone, il pozzo
il sole cocente e l’acqua sui sassi
per l’assenza di tutto.

§§§

Senza più scendere le scale
scalda la ceramica dei pasti
e il rame verde sullo smalto è colore
per il corpo e il suo pensiero panico
un uomo nel giardino su una sdraio
che si espone al cielo mite
calore di rame e frammenti
di erba, di lino, cancelli e di tende
che chiudono gli occhi
della finestra.

[Mariagiorgia Ulbar, da Gèlita, B#S Edizioni, 2024)

Mariagiorgia Ulbar ha pubblicato I fiori dolci e le foglie velenose (Maremmi, 2012), la silloge “Su pietre tagliate e smosse” all’interno dell’Undicesimo quaderno italiano di poesia contemporanea (Marcos y Marcos, 2012), le plaquette illustrate Osnabrück e Transcontinentale (Collana Isola, 2013), la raccolta Gli eroi sono gli eroi (Marcos y Marcos, 2015), Un bestiario (Nervi Edizioni, 2015), Lighea (Elliot, 2018), Hotel Aster (Amos, 2022), Gèlita (B#S Edizioni, 2024) e Una poesia nel libro d’artista con Flavio Favelli stampato dalle edizioni Officinadelgiornodopo. Insegna e traduce dal tedesco e dall’inglese. Ha dato vita a progetti di “poetryandpottery” che uniscono poesia e modellazione ceramica (tra questi Gea’s Dinner, Fragments Are Promises/ Ogni frammento è una promessa, Qui&Ora/Here&Now, Litenei, LAPIDARIA) Dal 2012 è editrice e curatrice di La Collana Isola che pubblica piccoli libri sperimentali di poesia e illustrazione.

Mariagiorgia Ulbar