Enea Roversi vs June Scialpi

Bologna in Lettere 2024

Colpi di voce

Le note introduttive

Enea Roversi vs June Scialpi

 

June Scialpi è indubbiamente una delle voci poetiche più interessanti della sua generazione, quella che comprende le autrici e gli autori nati negli anni Novanta e che sta dando significativi titoli alla produzione poetica italiana.

Ne è una riprova il suo secondo libro IL GOLEM. L’interruzione, uscito nel 2022 per Fallone Editore nella Collana Il fiore nel deserto.

Suddiviso in quattro sezioni (Il Segno del Senso, Ambientato al buio, Primo fottuto Carnera! (una biografia) e lingua dominii) il libro è un viaggio affascinante e complesso attraverso costruzione e decostruzione del linguaggio.

A Bologna in Lettere June presenta una serie di testi inediti, raccolti sotto il titolo di Retriever che confluiranno in un libro omonimo di prossima pubblicazione presso Tlc Edizioni, nella Collana UltraChapBooks.

Chi è esattamente il retriever? Scrive Scialpi: «Dal francese antico «retrouver», trovare, rintracciare. Rientrante nella tipologia, tipologia da riporto. In grado di trovare o rintracciare e riportare svariate cose concrete e non come i libri, un anno interno, le tazze piene, sicuramente dei rami, rimorso. Orecchie piccole, peluria brillante, sfrangiata robustezza del corpo variabile. Generalmente di un colore. È inserito in un registro ufficiale e ha il proprio codice.».

Forse è il cane da riporto, forse è il poeta alla ricerca del proprio stile e della propria poetica: i testi di Scialpi sono labirintici, una sorta di scrittura circolare che si sviluppa e si avviluppa partendo dal centro e ritornando in quello stesso centro, che nel frattempo si è però modificato.

I testi di Retriever sono brevi prose: una scelta stilistica che diverse autrici e diversi autori in poesia hanno percorso e stanno percorrendo di questi tempi, a dimostrazione di quanto labile (inutile? Chissà) possa essere la distinzione tra prosa e poesia.

Dunque cerchiamo di conoscere meglio questo retriever, usando le parole dell’autrice: «Ciò che desidera è uno spazio sicuro. Gli viene concesso uno spazio neutrale un territorio incontrollato. Può essere concesso in alternativa uno spazio non pericoloso al di là del pericolo che teme. Ciò che desidera è uno spazio privato. Gli viene concesso uno spazio comune che non è di nessuno. Ciò che desidera è uno spazio fisico. Che gli venga concesso allora uno spazio anti-materico immateriale metafisico.». Sappiamo qualcosa del suo spazio vitale, ma poi? Poco oltre si parla di poesia, dell’io lirico, dei dubbi e delle necessità di chi scrive, della ricerca sulla parola e all’interno della parola, dei rimandi che il lettore trova nella parola scritta. Riporto che arriva a rimando, risposta che arriva a domanda.

Scrittura labirintica, si diceva, non priva di allitterazioni e assonanze, giocata su ripetizioni e stimoli sensoriali. E a proposito, qual è il senso della scrittura? «Che senso avrebbe, qui, nessuno. Niente in questo senso che serva veramente a riportare indietro.».

Mi è venuto in mente, leggendo questi testi di June Scialpi, un autore come Corrado Costa, in particolar modo il Costa di The Complete Films: non so se June lo reputi realmente uno dei suoi punti di riferimento o una fonte di ispirazione, è pur vero che intorno a Costa negli ultimi anni c’è stato un rinnovato interesse da parte di tanti giovani autori.

La ricerca sul linguaggio e sulla sua costruzione e decostruzione è assai vitale nella scena poetica italiana di questo periodo: June Scialpi con i suoi testi ne è la dimostrazione e non è vero che è tutto di difficile comprensione, anzi, come lei stessa dice: «È tutto molto chiaro. È tutto molto limpido. È tutto estremamente trasparente. Ogni cosa è di immediata comprensione. Lo dici, ci credi, lo ripeti. Ogni strada che percorri sembra una strada che hai già percorso, anche le nuove.». (Enea Roversi)