Bologna in Lettere 10th – Ryôji Asabuki

 

Bologna in Lettere 10th

 

BĂBÉL  

stati di alterazione

 

 

Focus sulla poesia giapponese contemporanea

a cura di Karine Marcelle Arneodo

 

 

Ryôji Asabuki

amami, mio leopardo delle nevi (punto fisso d’osservazione meteorologica)

stagioni

 

 

Ryôji Asabuki [1]

Nato nel 1952 nel quartiere di Minato a Tokio in una famiglia di letterati, ha vissuto in Francia una parte della sua infanzia dai sei ai dieci anni.  Nel 1975 si laurea in letteratura all’università Keio (Tokio) dove otterrà il titolo di master nel 1979 e il titolo di dottore nel 1982 specializzandosi in poesia moderna e contemporanea francese. Nel 1990, diventa professore associato affiliato al Dipartimento di Giurisprudenza di questa università, e nel 1997, professore ordinario. È oggi professore emerito. Di temperamento schivo, è considerato una figura “cult” della poesia contemporanea giapponese e le sue apparizioni in pubblico sono assai rare. È per principio assolutamente contrario a ogni forma di letture e messe in scena della poesia il che rende la sua partecipazione a questo festival estremamente preziosa. Nella sua carriera poetica ha conosciuto momenti di grande produzione e periodi di interruzione messi a profitto per portare avanti processi di ricerca sul surrealismo e in particolare sulla poesia di André Breton che ha dato luogo a una pubblicazione nel 2016 intitolata Andore Buruton no shiteki sekai [Il mondo poetico di André Breton] vincitrice del Premio Fukuzawa. Tra le sue opere poetiche si possono citare le due prime raccolte dell’esordio Shûen to ôkoku [La fine e il reame] del 1979 e Fûin seyo  sono hitai ni [Sigilli ! Sulla sua fronte] del 1982, la raccolta acclamata Opus [Opus] del 1987 che ha segnato un punto di svolta nel lavoro del poeta e che fu vincitrice della venticinquesima edizione del Premio dedicato alla memoria di Tôson dei poeti di Rekitei, le raccolte Misshitsuron [Il trattato della stanza chiusa] del 1989 e Akarui hako [Una scatola promettente] del 1994, e inoltre, le due raccolte più recenti, Mabayui bakari no [Del tutto splendore] del 2010 vincitrice della seconda edizione del Premio Ayukawa Nobuo e Horô bodi [Hollow body] del 2019. Delle traduzioni in inglese delle sue poesie sono apparse nell’antologia intitolata An anthology of Contemporary Japanese Poetry del 1993 a cura di Leith Morton (1951) che gli ha dedicato un capitolo di approfondimento critico (“Language as Postmodern Expression, The poetry of Asabuki Ryôji”) nel suo libro Modernism in practice, an Introduction to Postwar Japanese Poetry del 2004. È stato membro della rivista Kirin [Giraffa] e in questo contesto ha partecipato nel 1984 alla pubblicazione collettiva dell’opera poetica Ressun [Lezioni]. Nel 1985, ha collaborato con il poeta Hisaki Matsuura (1954) nella stesura a quattro mani di un’opera poetica intitolata Kigôron [Semiotica] la cui costruzione si è generata a partire da scambi di frammenti che i due poeti dovevano recepire l’uno dall’altro per farli evolvere o non secondo le modalità della propria poetica. Per altro, è un grande cultore di musica (le sperimentazioni di John Cage hanno avuto un’influenza decisiva sulla sua poetica) e svolge per diletto l’attività di liutaio costruendo chitarre che si possono ammirare su un sito web dedicato (https://www.asabuki.com). Recentemente ha cominciato, assieme alla moglie Miki, l’apprendimento del violoncello. Gattofilo, tiene una forma di diario sui social network in cui è possibile seguire l’evolvere delle giornate dei suoi felini nel suo appartamento di Meguro a Tokio. È il padre della romanziera Mariko Asabuki (1984) laureata del prestigioso Premio Akutawaga nel 2011.

Le poesie “amami, mio leopardo delle nevi (punto fisso d’osservazione meteorologica)” e “stagioni” sono due componimenti recenti (rispettivamente del 2021 e del 2020) di un periodo di diradata produttività. In entrambi i poemi emerge un vivido eros e si delinea l’attrazione per la meraviglia che caratterizza l’immaginario del poeta. La figura del leopardo delle nevi, animale fortemente totemico, indica una presenza capace di infrangere i legami della mente razionale e in grado di sprigionare energie istintuali. Un tale dislocamento viene condotto nel poema con grande maestria tramite un continuo slittamento del punto focale d’osservazione. In effetti, il poema si costruisce a partire di un susseguirsi di paragrafi descrittivi, narranti le fatiche del leopardo e caratterizzati da una scrittura colma di ideogrammi, e paragrafi dialoganti, contrassegnati da una scrittura fluida composta essenzialmente di hiragana, una delle forme di trascrizioni sillabiche della lingua giapponese storicamente associata ad una sensibilità femminile. La lingua compie una danza polifonica, fatta di risonanze interne, di grande purezza e raffinatezza. La scrittura di Ryôji Asabuki, attratta sin dagli inizi dal concetto di fragilità e di vuoto, trova in questo componimento un’esemplarità nell’unire la fatalità dell’estinzione dell’animale con il destino della poesia stessa che si muove nella direzione di un suo annullamento. È doveroso notare tuttavia come questa inclinazione nichilista sia ammanta di un pessimismo associabile al grande disastro del terremoto e dello tsunami del 11 marzo 2011. La poesia “stagioni” rende dolorosa testimonianza di un’inquietudine non presente finora in un’opera solitamente più ludica e raggiante.

[1] Il nome del poeta viene dato nel consueto ordine occidentale in cui il nome precede il cognome, contrariamente a quanto avvenga in Giappone.

 

愛してほしいわたしのユキヒョウ(定点観測)           朝吹亮二

 

雪のひとひらひとひらの

結晶の罅が入ってわれるがままに身に纏って(纏って)

結晶の虧けた破片ばかりを気配に纏った身を翻して(して)

溜めこんだ熱と纏った雪でただひとり尾骶もしくは尾椎を硬く震わせて、奮わせて

 

せつげんはとおく

よるの帷をまとってねむるあなたの(あなたという一点の)ねつやらつめたさやら

おおうもののつめたさたさやら纏う肌としてのにくのあつさやら

その尖塔だったりその迷宮だったり、そのいたみだったりそのよろこびだったり

 

雪の舞うなかを疾駆するその一瞬前の

身がまえる筋たちの緊張やら膨張やら収斂やら

雪片を纏って身がまえて漆黒と対峙して

全てを溶かす熱のかたまりとして

 

あなたは(あなたという一点は)よるにつつまれている

ねむりにつく都市の交叉観測点になって纏わりつくなんだかねむれないのというしねんの

うかい路のいったりきたりのかたさやえきたいや

しゅうしゅくだったりほうしゃだったりくらやみの蕾だったりしたたる貴腐だったり

 

紙片として降りつづく春の嵐の

乱舞や爛漫とはほど遠く

跳躍する直前の獣の雪の断片よ

その一瞬の永遠の静謐や空隙にやむことのない音楽として盈ちあふれて

 

あなたは(あなたという一点は)蹂躙されおちつづける獲ものだから

うちゅうのしょうじんてんとして星がまたたいてきえるように

ねつをたたえたまま落下しつづけるのだろうか

だくようにだかれて、いつまでも痛点としてころすようにころされつづけて

 

**

 

amami, mio leopardo delle nevi (punto fisso d’osservazione meteorologica)

 

di fiocchi di neve dispersi

schegge di cristalli addosso (indosso) così come nel tocco si frantumano

spostandosi di scatto (di scatto) e indosso solo aura di frammenti di cristalli rotti

in solitudine scrolla, agita il coccige, la spina coccigea, per il calore accumulato e la neve ammantata

 

il campo di neve è lontano

il tuo calore, la tua freddezza (mio tu che sei uno dei punti possibili) e dormi avvolto dalla notte

freddezza dell’inseguitore, calore di carne come manto di pelle

sono queste le tue guglie, questi i tuoi labirinti, questi i tuoi dolori, queste le tue gioie

 

c’è tensione in tutti i muscoli, dilatazione, convergenza, in questo tenersi pronto

l’attimo prima di sfrecciare nella neve che volteggia

di fronteggiare il buio d’ebano tenendosi pronto ammantato da fiocchi di neve

ammasso di calore che scioglie tutto

 

la notte ti avvolge (mio tu che sei uno dei punti possibili)

la consistenza, il flusso di un pensiero che va e viene per le deviazioni stradali

e che ti sta addosso e non ti lascia dormire facendo di te un nodo d’incrocio di osservazione nella città che sta per addormentarsi

sono dei ristringimenti, delle radiazioni, dei boccioli nell’oscurità, una muffa grigia stillante

 

sono ben lontani dal ballo convulso e dalla piena fioritura

di una burrasca di primavera che riversa petali come pezzetti di carta

questi frammenti di neve sul corpo della belva poco prima del salto

che inondano come una musica costante i vuoti e la pace eterna di quell’istante

 

essendo (mio tu che sei uno dei punti possibili) una preda calpestata da violazioni che su di te s’abbattono continuamente

saresti dunque inesorabilmente volto, con tutto il tuo calore, al decadimento

punto di fuga dell’universo come la stella che brilla verso lo spegnimento,

abbracciato come abbracci, ammazzato come ammazzi, rimarrai il punto che duole per sempre

 

**

 

季節                      朝吹亮二

 

眠れ、わたしの腕のなかで、ヒヤシンスのようにいつまでも

かたくおおしい首がひえていく

窓にうちつける雨粒はますます強くなって、アッサムを焚く匂いも

南風も冷えびえとして

季節から季節へ

標識も錆びれ、看板も揺れ

電飾はいつでも一文字切れたままだ

雨から雨へ

消えていく人影

遠のく城跡

海、丘

太陽から太陽へ

灼けつづける

石や岩

蜥蜴

風から風へ

街角という街角が呪いをかけてくる

てっぺんからガーゴイルが威嚇し

人型が飛んでいく

戦から戦へ

飛び交う

槍や矢、銃弾や散弾、降りそそぐ化学物質

眠れ、眠れ、わたしの腕のなかで、もうおきなくていい、ヒヤシンスのようにいつまでも

かたくおおしい首がとけていく

窓にうちつける雨粒はますますしずかに、草を焼く匂いも幾すじも

浴槽から流れでるゆげも

おもたい水滴になって

川から川へ(川面から川面へ)

曲線の形をすこしずつかえても流れつづけ

さまざまなものを流しつづける、川藻のからむ美しい衣服だったり

死んだ

ウヲ、ウマ、ウシ

ヒト

 

**

 

stagioni

 

riposa, nelle mie braccia, per sempre come un giacinto

il collo robusto e valoroso si raffredderà

le gocce di pioggia si scagliano sempre più violentemente sulla finestra, e l’odore del tè Assam infuso

così come il vento del sud si son già freddati

di stagione in stagione

perfino le segnaletiche arrugginiscono, le insegne traballano

e le scritture al neon sono ovunque mancanti di una lettera

di pioggia in pioggia

le persone svaniscono

lontani le rovine dei castelli

i mari, le colline

gli uccelli

di sole in sole

sempre più roventi

sabbie

pietre e rocce

lucertole

di vento in vento

a tutti i nodi stradali si ricevono maledizioni

dall’alto le gargolle minacciano

gli umanoidi volano via

di guerra in guerra

girano

lance e frecce, pallottole e shrapnel, prodotti chimici che si riversano a pioggia

riposa, su riposa, nelle mie braccia, non devi più svegliarti, per sempre come un giacinto

il collo robusto e valoroso si sta disgregando

le gocce di pioggia che si scagliano sulla finestra son più deboli ormai, l’odore delle erbe bruciate, le loro scie

i vapori che salgono dalla vasca

son diventati pesanti gocce d’acqua

che di fiume in fiume (di superficie di fiume in superficie di fiume)

scorrono cambiando anche di poco la forma delle loro curve

trascinando via ogni tipo di cosa: bellissimi indumenti avvinghiati alle alghe

pesci, cavalli, mucche

uomini

morti

 

 

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Ryôji Asabuki

amami, mio leopardo delle nevi (punto fisso d’osservazione meteorologica)

stagioni

 

 

Traduzione Karine Marcelle Arneodo

Revisione del testo italiano: Luciana Rogozinski

Un ringraziamento a Kaharu Inokuchi e Akari Kodera per l’aiuto alla comprensione del testo giapponese