Premio Bologna in Lettere 2020 – Nota critica di Enea Roversi a L’irripetibile cercare di Monica Matticoli

Premio Bologna in Lettere 2020

Le note critiche agli autori segnalati della Sezione A (Opere edite)

Monica Matticoli, L’irripetibile cercare (Oèdipus Edizioni)

 

 

La raccolta L’irripetibile cercare, di Monica Matticoli, edita nel 2017 da Oèdipus, inizia con un testo di Amelia Rosselli: si tratta di un’invocazione, che potremmo definire anche preghiera laico-religiosa, che Matticoli ha tradotto dall’originale.

O Benedetta Liberté! Siimi Guida, & Norma; / in tutte le Oscurezze: recita così l’incipit del testo rosselliano, vero e proprio manifesto della poetica di Monica Matticoli.

Oltre a questa, sono presenti nella raccolta altre traduzioni operate da Matticoli e riguardanti Carole Ann Duffy, Ana Hatherly e Thomas S. Eliot, a dimostrazione di un intenso lavoro di ricerca sulla parola (propria e altrui) da parte dell’autrice.

È una ricerca continua, quella di Matticoli, febbrile, quasi senza fine, come sottolinea Valentina Tinacci nella sua postfazione: “L’indizio è la spasmodicità della ricerca, la tensione che mai giunge a un fine, ma solo a temporanee e instabili pause di riposo.”.

Il primo testo, dal titolo Appunti per un’autobiografia, inizia con i versi Sono in un tempo che non so concepire  / un’altra storia e nei versi immediatamente successivi ci si trova di fronte, senza inutili sotterfugi, ad una lingua impervia.

L’autrice dichiara, fin da subito, la propria difficoltà a interpretare il tempo, a vivere il preciso momento storico, a comprenderne il linguaggio nella sua interezza: occorre saper osservare con attenzione ed essere poi in grado di decodificare.

Il continuo cercare da parte di Matticoli la porta a cimentarsi in un esercizio fatto di complessità e ruvidezze, di percorsi impervi e discese spericolate, di sublimazioni e collisioni: lo scardinamento  del linguaggio avviene attraverso la parola (intesa come fonema) e il suono (come testimoniato dal duraturo sodalizio artistico con il musicista Miro Sassolini) in una fusione di espressioni ricche di sfumature diverse, ma convergenti tra loro nell’approdo finale.

L’irripetibile cercare raccoglie la produzione poetica di Matticoli scritta nell’arco di alcuni anni fino al 2016 compreso ed è suddivisa in tre sezioni: primo movimento inizia con il già citato testo di Amelia Rosselli, camera anecoica con un breve estratto da Eliot, mentre all’inizio di itinerario e salto c’è un altrettanto breve estratto da Ana Hatherly.

Nei versi di Monica Matticoli, nel suo lavoro di scavo (Seamus Heaney docet) all’interno del linguaggio, si può ritrovare un ampio campionario di emozioni: la sensualità (Carne contro carne sai di terra e fato oppure Persa di te, rispondevo al richiamo), l’amore (T’amo come da una perdita, dall’esilio di un tempo / interminato e anche E non amarmi, / tu non amarmi come io ti amo), il ricordo (Aveva una ragione il tempo, / una stagione.) e ad ogni emozione sono legati suoni specifici, ad ogni emozione corrisponde un linguaggio espressamente decodificato.

Pure i luoghi hanno un ruolo importante nella raccolta di Matticoli: prendono così vita nelle pagine della raccolta Pryp’jat’, la città ucraina abbandonata in seguito al disastro nucleare di Černobyl’ (Quando la vertebra si spezzò / piovve manna acida / s’arricchì il vento lieve / di polveri grievi, vetrosmeriglio. / Poi, più niente.), cui è dedicato uno dei testi a mio avviso più intensi dell’intera raccolta  e poi Gaza, Parigi, Kritsà, Gibellina, Roma, Trieste, a formare una mappa emozionale di grande suggestività.

Sono luoghi di lontananze più o meno rilevanti, cui si affiancano posti dalla dimensione più familiare e più intima, quali  la Merse, la Locanda santa Lucia, Montesiepi: la narrazione poetica è sempre incentrata sulle due figure (lei e lui) che s’incontrano, si amano, si cercano, si perdono, si ritrovano, lottando e sospirando.

Completa L’irripetibile cercare la parte intitolata L’essenza dell’io: si tratta di un progetto, sfociato in un disco, che unisce i testi di Monica Matticoli alle musiche di Miro Sassolini e Marco Olivotto. Matticoli e Sassolini danno anche voce ai testi, con la recitazione e il canto.

E qui potremmo dire che il cerchio si chiude: la ricerca sul linguaggio, lo scavo all’interno della parola, abbisognano del suono per potersi definire e Matticoli (con il prezioso aiuto di Sassolini) arriva alla decodificazione di cui si diceva sopra.

Passando attraverso un cammino irto di insidie, fatto di inferni e paradisi, di ombre e lampi, in cui si alternano paesaggi naturali e luoghi dell’anima, l’autrice riesce a trovare il proprio codice, ma il suo cercare non credo sia affatto da ritenersi irripetibile e neppure vada considerato irrisolto.

L’impressione, anzi la certezza, è che il lavoro di Monica Matticoli continua e continuerà, con la stessa passione che traspare da questo libro, esplorando e investigando, alla ricerca di nuove parole e di nuovi suoni (Enea Roversi)