Premio Bologna in Lettere 2021 – Sonia Caporossi su Alessandro De Francesco

Premio Bologna in Lettere 2021

Sezione A (Opere edite)

Alessandro De Francesco

(((

(Arcipelago Itaca edizioni)

 

 

Nota critica di Sonia Caporossi

 

 

 

Alessandro De Francesco e la scrittura aumentata come

espressione dell’iperrealtà dell’enunciato

 

 

La pratica scrittoria di Alessandro De Francesco è fin dagli esordi permeata da una ricerca espressiva sottile e paziente, che l’autore stesso definisce attraverso due metodologie differenti ma complementari: quelle della scrittura aumentata e degli ambienti di lettura, realizzati elettronicamente attraverso l’elaborazione sonora e grafica del testo. Scrivevo a questo riguardo qualche anno fa che “nella scrittura aumentata [così come la intende De Francesco] la percezione del reale non riproduce semplicemente il quid di turno, bensì lo aumenta, lo accresce, lo espande attraverso procedimenti semiotici non immediatamente determinati tranne che all’interno del proprio intrinseco prodursi, tale che il reale risulta, a ben vedere, intensificato non al di là, bensì all’interno del reale stesso, attraverso una procedura di incremento e potenziamento della percezione anziché una semplicistica creazione di una “realtà alternativa”.”[1] Allo stesso modo, gli ambienti di lettura sono coestesi alla sfasatura del contesto d’uso del testo, andando a sfociare metaletterariamente nella fotografia, nell’elaborazione grafica, nelle tecniche cinematografiche, fino al raggiungimento compiuto di uno strato ulteriore di coscienza del reale che sfocia nell’iperrealtà.

Alessandro De Francesco porta avanti tale tresspassing grazie a una serie precisa di tecniche ed espedienti, a cominciare dall’uso accorto della tipografia: effetti di sfocamento o blur in cui singole parole o lettere si confondono sovrapponendosi indecedibilmente fanno eco alla disposizione sequenziale delle parole che si sfrangiano allontanandosi in colonna per sottolineare lo spazio bianco infinitesimale che significa il vuoto fornendo non già un’assenza di senso, bensì un senso in absentia via via da riempirsi; altre volte, la catena sintagmatica dell’enunciato rimane sospesa nella cristallizzazione coatta dell’anacoluto, in un’eloquente sospensione. Spesso, la sequenzialità di tema e rema all’interno dell’enunciato è operata attraverso focalizzazioni espressamente ottenute tramite la disposizione descrittiva di una situazione o topic e uno scorrimento immaginifico di impressioni successive, come nella tecnica cinematografica della carrellata laterale. L’assenza di versificazione tradizionale e di punteggiatura rafforzano la dimensione metagenere del testo che si fa Ur-Textus, argomento subliminale, istanza comunicativa analogicamente abbarbicata alla fludificazione della parola che trascende nel visuale. La cosa interessante è che la messa in rilievo del tema di volta in volta individuabile non viene ottenuta da De Francesco attraverso la classica dislocazione dei sintagmi, bensì nella normale fluenza dello statement, priva di salti o forzature; la tecnica del montaggio è tuttavia presente proprio nella composizione finale del testo all’interno della pagina, in blocchi giustificati all’interno dei quali le spaziature, come si diceva, giocano un ruolo significante fondamentale.

Il descrittivismo, a tratti, è ossessivo e quasi allucinatorio: vengono riportate le dimensioni esatte degli oggetti ostesi in una intenzionale ipertrofia del dettaglio, a rendere l’estensione e l’esatta misura di ogni componente dell’elemento descritto. Altre volte, la ripetizione è utilizzata per fornire una dimensione figurale a morfi e morfemi, proprio come nella tecnica del montaggio “a scatto” che si osserva in alcune opere di David Lynch. Inserti che esulano dalla normale diegesi e jump cut sono talvolta preferiti, così come gli esiti del montaggio parallelo che procede per ripetizioni alternate di immagini, oggetti e situazioni, elementi che formalmente avvicinano la scrittura di Alessandro De Francesco al cinema sperimentale. In tutto questo, la parola assume un valore assoluto, “si fa tramite del reale che dice altro da sé, ovvero che, proprio aggirandosi fra i meandri alludenti della significazione, riesce a comunicare, al di là del proprio medium, le istanze di quel reale che non possiede altra funzione primaria dal permutare i realia stessi, ovvero gli oggetti attraverso i quali si manifesta e si concede all’essere, in una corteccia epistemologica permanente aperta a tutti.”[2] Perciò, non l’impressionismo poetico, bensì la narrazione sembra l’obiettivo di fondo della scrittura di De Francesco esemplarmente rappresentata da (((. Come dice il poeta stesso in apertura di volume, quasi a enucleare una propria poetica:

la scrittura cuneiforme è basata sulla ripetizione di una forma unica una serie di vettori a quanto pare provenienti da linee continue il senso è dato dall’orientamento orizzontale o verticale e dalla quantità dello stesso segno

Come a dire che il linguaggio è qui trattato oggettualmente come un medium analogico, possiede una superficie scabra da penetrare con il cuneo scavatorio di una diffrazione estetica che scardina qualsiasi resistenza referenziale del lettore.

 

[1] AA. VV., Poeti della lontananza, Marco Saya Edizioni 2014, introduzione ad Alessandro De Francesco, p. 129.

[2] Ibid., p. 130.

 

 

Alessandro De Francesco (Pisa, 1981) è poeta, artista e saggista. Ha pubblicato i libri: Pour une théorie non-dualiste de la poésie, Paris, Mix, 2021; (((, Osimo (AN), Arcipelago Itaca, 2020; Hephaestus Reloaded (con B. Antomarini, V. D’Amora, A. Berg e M. Manetas), New York, Punctum Books, 2019; La visione a distanza, Arcipelago Itaca, 2018; Three Poetic Engines, Mix & Le Fonds Belval, 2016; Remote Vision. Poetry 1999-2015, Punctum Books, 2016; Continuum. Essays on Poetry as Artistic Practice, Den Haag, Uitgeverij, 2015; La Vision à distance, Mix, 2015; Scrittura aumentata, Roma, La Camera Verde, 2013; Ridefinizione, La Camera Verde, 2011; Redéfinition, Mix, 2010; Lo spostamento degli oggetti, Verona, Cierre Grafica, 2008. Ha altresì pubblicato oltre cento contributi in riviste e antologie e la sua poesia è tradotta in inglese, francese, spagnolo, tedesco, olandese, svedese, giapponese e russo. È stato due volte vincitore della borsa per autori affermati del Centre national du livre di Parigi. Attivo anche come artista, ha realizzato varie mostre solo e collettive nonché performances e letture alla Casa delle Letterature di Roma, al Centre Pompidou, al Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Strasburgo, alla Fondation Louis Vuitton, alla City University of New York, alla Kelly Writers’ House dell’University of Pennsylvania, alla Kunsthalle di Basilea, ecc. Nel 2013 ha conseguito un dottorato in Teoria della letteratura alla Sorbona e ha insegnato poesia in accademie d’arte e università, tra cui l’École Normale Supérieure di Parigi, l’European Graduate School a Saas-Fee, l’École de Recherche Graphique e l’Accademia nazionale di arti visive “La Cambre”, a Bruxelles. Attualmente insegna all’Accademia di arte & design di Basilea e l’Università delle Arti di Berna e vive a Basilea. Sito web: www.alessandrodefrancesco.net.