Ordine del sud di Roberto Minardi si configura come un’opera poetica di straordinaria densità simbolica e tensione etica, capace di evocare un Sud non semplicemente geografico, ma mitico, antropologico, politico. Potremmo descrivere la raccolta come un atto poetico che si scaglia contro l’inerzia del reale, dove il linguaggio diventa corpo incendiario, strumento di lotta e invocazione disincantata non tanto in direzione di un esito giustificativo, quanto come espressione della più tenace autoconsapevolezza, la stessa in base a cui l’autore sa che “venire dal sud / vuol dire avere un guizzo nel sangue, la stizza nei polmoni, vuol dire / vedere cella, bestia e domatore, compreso di frustino, / avvicinarsi, malintenzionati, nell’altra direzione”. Le immagini che attraversano il testo, potenti, spesso brutali, costruiscono un paesaggio interiore fatto di rovine, ferite e stigmi, tali che il Sud, da abituale teatro di lamentazione, si converte in arena di combustione, luogo di memoria e di resistenza, ma anche di salvezza attraverso il fuoco purificante della parola. La poesia di Minardi non cerca consolazione ma verità, una verità aspra che si manifesta nella frattura, nella denuncia, nella tensione tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere. Il poeta non si limita a descrivere il mondo oggetto di indagine poetica, lo incendia con il furore comburente di un lessico privo di qualsivoglia edulcorazione. Giuseppe Nibali propone nella postfazione al volume una lettura antropologica e mitopoietica, interpretando Ordine del sud come una catabasi, una discesa agli inferi del Sud siciliano, dove il paesaggio è intriso di storia, dolore e mito. In base a questa lettura, il Sud non è solo spazio fisico, ma luogo simbolico di contraddizioni, dove convivono bellezza e devastazione, memoria e oblio o, per meglio dire, omertà come omissione volontaria del ricordo. Minardi attinge alla tradizione letteraria siciliana (con echi a tratti fortemente pasoliniani) per costruire una lingua aspra, viscerale, che si fa corpo politico, gesto di esistenza e resistenza, memoria collettiva.
È pertanto evidente come il poeta risemantizzi i luoghi e i volti incontrati in questa sorta di discesa ultracontemporanea agli Inferi, per restituirli nella loro crudezza, nella loro verità non addomesticata. Possiamo quindi, convergentemente, riconoscere Ordine del sud come un’opera di forte impatto etico ed estetico, dove la poesia non si accontenta di rappresentare il suo oggetto ma vuole incidere nelle coscienze con la virtù della migliore poesia di pensiero e d’azione. È una poesia che scava nella carne del linguaggio e nella memoria dei luoghi, per restituire al lettore non una mappa bensì un campo di battaglia, un territorio di lotta e di visione, dove il Sud diventa emblema della condizione universale attraverso una lingua che si fa manifesto di stile, essa stessa correlativo oggettivo della materia trattata, liberandoci finalmente dall’ermeneusi tradizionale attraverso cui leggiamo il Meridione come entità perpetuamente seconda nella classifica della Storia e, una volta per tutte, permettendocene una lettura radicalmente, compiutamente umana.
(Sonia Caporossi)
Irina
Con la signora levatrice
condivide il segreto del credo,
la bolla del divino, la conoscono loro.
Contare i soli più seganti, i soldi arrotolati
dentro la feritoia.
E che un budello di muro
possa proteggerci.
Le lune tremendamente porpora lassù, contarle anche.
E canticchiare la nenia
del roditore vispo.
Chi viene dal buio a insanguinare?
La volta iniziale,
uno lungo e sbiancato
le volle eiaculare sulla schiena;
una collana bella grossa, un vano
lucido, con quattro specchi,
dal quale non uscì per qualche giorno…
lo gnu ha la testa tozza e le corna demoniache
lo gnu è costretto a lunghi spostamenti per abbeverarsi
e nessuno di noi lo sapeva, il profeta è sdegnato
profeta, ti sembro uguale agli altri, vorrei chiedere
ci obbliga a guardare gli scarafaggi accorrere
un bambino abbraccia un uomo magro come un giunco
d’accordo col profeta l’uomo ha cucito una tasca
un mazzo di banconote gli sfrega i genitali
stringo la mano di Matteo forte non volevo fargli male.
§§§
Lezione del carruggio
I gradoni di corsa, saltare, la scia delle falcate
nei pressi di San Giovanni.
Potrei dirti che questa è l’infanzia, Matteù,
o perché mi commuovo. Ma per quanto ci provi,
non ricordo il suo nome, la casa non la ritrovai,
non ritrovai il vicolo dove l’acqua serpeggia.
Non era lì per gareggiare,
aveva capelli crespi, il maglione largo,
e di concerto avveniva il collaudo;
studiati i tratti della pavimentazione,
incitavamo le biglie, la fiumana che erano,
davamo il merito colore per colore.
Le foglioline ondulate, ce le ho davanti agli occhi
e nelle orecchie il vetro che rimbalza.
Chiaramonte, domenica, pendenza,
eravamo un’équipe. È l’amico migliore che ho avuto.
Alcune non le bloccammo,
caddero nella grata. E altre,
riposte in un sacchettino, con la fatica
che l’elastico comporta,
cozzano nella tasca cresciuta di capienza.
Ora quel luccicore le ricorda.
(Roberto Minardi, Ordine del sud, Industria & Letteratura, 2024)
Roberto Minardi (Ragusa, 1977) si è trasferito a Londra nel 1999 – con permanenze più o meno lunghe in America Centrale. Risiede tuttora nella capitale inglese. Ha pubblicato i libri di poesia: Note dallo sterno (Archilibri, 2007), Il bello del presente (Tapirulan, 2014), La città che c’entra (Zona, 2015), Concerto per l’inizio del secolo (Arcipelago Itaca, 2020) e Ordine del sud (Industria & Letteratura, 2024). Sue poesie sono inoltre nelle antologie Alibi. Prima antologia bilingue di poesia italiana nel Regno Unito (Ensemble Edizioni, 2021) e Contemporary Sicilian Poetry (New York: Italica, 2023).


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