Premio Bologna in Lettere 2019 – Le note critiche – Marco Bini / Loredana Magazzeni

Premio Bologna in Lettere 2019

Sezione C (Poesie singole inedite)

Marco Bini

Finalista

 

Nelle poesie di Marco Bini si avverte la necessità non di interrogarsi sul reale, non di capirlo né di interpretarlo, quanto quella di intessere una lunga, grata memoria col passato. È sorprendente, infatti, la sua capacità di cogliere in immagini rapide e metaforiche l’essenza di un attimo vissuto al volante dell’auto, dove l’esperienza materiale e concreta di un cartello stradale ci coglie, calvinianamente, al centro delle nostre vite pulsanti e ingenue con un “Dovremmo credere ai cartelli quando come costole/ spalancano al cuore uno spazio per pulsare”.

La sua scelta di stile è allora quella di entrare in contatto con questa sorta di epico altrove occidentale, “vederli come sfregi verticali al modo che abbiamo/ di sbirciare l’orizzonte del nostro New Jersey” perché scrittura è “agglomerarsi/ nel nucleo vulcanico dove si fabbrica la luce”, e scrivere è dipanare un bozzolo di splendore e libertà, e poesia è più di tutte una lingua di precisione e di destini.

L’impossibilità della poesia di colmare il vuoto fra lingua e precisione è tutto nell’essenza del nostro non poter conoscere, la “quintessenza come la foglia/ che scheletrisce sull’asfalto”. Nel secondo testo selezionato, infatti, il tema portante è quello dell’impossibilità di sapere: “sotto un braille di stelle/ che non so leggere, sfilando in un catalogo/ vegetale dai nomi che sfuggono, dosando gas/ e freno nel mistero meccanico dello spostamento”, quando infine “non sarebbe un perdere ma grazia superiore/ spegnere tutto senza averci capito granché”.

I tre testi segnalati dalla giuria e proposti alla lettura da Marco Bini ci offrono dunque la possibilità di affacciarci sulla soglia di una poetica dell’impossibilità di alcuna verità, se non quella di aver mancato, come generazione, “l’istante dell’eclissi”. E’ quanto si afferma nella poesia più compiuta e originale, Al Museo di storia tedesca, Berlino, in cui si sottoscrive l’appartenenza, per generazione e destino, a quel podio dei vincitori che salgono e si affacciano alla storia mancando l’obiettivo, in assoluto ritardo. La storia è dunque continua riscrittura del passato, da parte di un presente che ha mancato, deliberatamente o no, i suoi obiettivi. Ritrovarli, per rifondare una possibilità di futuro, è il paradosso con cui si trova a fare i conti il poeta d’oggi, accanto all’ammissione della propria impossibilità.

 

Mi vedo come li guardo, con quale smarrimento

di ultimogenito gli ultimi vent’anni

che siano valsi la pena, lo sfasciume inquieto

come in attesa del colore, la salita

 

di gruppo sul podio prefabbricato della storia:

è lo sguardo di chi ha mancato l’istante dell’eclissi.

Vedo cosa accade quando il tempo alza il ritmo

e si raggruma in un punto esclamativo:

 

la frase dopo vaga in aria in cerca di registro,

è incessata riscrittura, come la città oltre queste stanze.

 

La modalità di racconto di Bini è asciutta, pacata, breve. La sua scrittura ha introiettato l’essenzialità e la sobrietà di poeti classici e contemporanei, come Sereni e Porta, che ha saputo raccogliere. (Loredana Magazzeni)